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Hiroshima, 81 anni dopo: il paradosso di un mondo ancora armato

In occasione del nuovo anniversario di Hiroshima, istituzioni e testimoni riflettono sul drammatico equilibrio globale e sul destino delle nuove generazioni

by Davide Cannata
atomic bombing of japan

Oggi, 6 agosto 2026, Hiroshima ha commemorato l’81° anniversario del bombardamento atomico con una cerimonia al Parco della Pace, alla presenza di circa 50mila persone provenienti da 123 Paesi, tra cui alcuni sopravvissuti (hibakusha). Un minuto di silenzio alle 8:15, l’ora esatta dello sgancio della bomba, ha scandito il momento del ricordo, mentre la prima ministra giapponese Sanae Takaichi ribadiva l’impegno del Giappone per un mondo senza armi nucleari.

La cerimonia e le parole di Takaichi

«Mi impegno a fare tutto ciò che è in mio potere per realizzare un mondo senza armi nucleari e una pace duratura», ha dichiarato Takaichi, prendendo parte per la prima volta alla cerimonia in qualità di capo del governo. La premier ha sottolineato come «la devastazione causata dai bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, e le sofferenze indicibili patite da tante persone, non devono mai più ripetersi».

Il sindaco di Hiroshima, dal canto suo, ha criticato le grandi potenze per le guerre in corso e per la logica della deterrenza nucleare, chiedendo di smettere di giustificare il possesso di armi atomiche come metodo di sicurezza.

Hiroshima e Nagasaki: i numeri di una tragedia

Il 6 agosto 1945 gli Stati Uniti sganciarono su Hiroshima la prima bomba atomica della storia; tre giorni dopo, il 9 agosto, ne fu lanciata una seconda su Nagasaki. Le stime delle vittime dirette variano da 150.000 a 220.000 persone, in larga maggioranza civili. Da allora, l’arma nucleare non è più stata usata in un conflitto armato.japantimes+1

Nonostante il monito di Hiroshima, il panorama strategico globale rimane segnato dalla presenza massiccia di arsenali nucleari. Secondo il SIPRI Yearbook 2026, a gennaio 2026 nove Stati possedevano complessivamente circa 12.187 testate nucleari, di cui 9.745 in stock militari e potenzialmente disponibili; circa 4.012 erano dispiegate su missili e aerei, e tra 2.100 e 2.200 in stato di alta prontezza operativa.

Le nove potenze nucleari sono:

  • Stati firmatari del Trattato di non proliferazione (TNP): Russia (5.459 testate), Stati Uniti (5.177), Cina (600), Francia (290), Regno Unito (225).

  • Stati non firmatari del TNP: India (180–190), Pakistan (170), Corea del Nord (50).

  • Stato non dichiarato (ambiguità strategica): Israele, stimato intorno alle 90 testate.sipri+2

Russia e Stati Uniti detengono insieme circa l’83–86% del totale globale.

Il costo del nucleare: 118,8 miliardi di dollari contro 97 miliardi per l’istruzione

Il 7 luglio 2017, 122 Paesi hanno votato all’ONU il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW). Nove anni dopo, però, la spesa mondiale per gli arsenali atomici ha raggiunto il record di 118,8 miliardi di dollari, con un aumento del 19% in un solo anno, secondo i dati citati da Rete pace e disarmo e SIPRI.

Secondo le analisi dell’UNESCO, il budget globale impiegato per la deterrenza atomica supera da solo la somma necessaria a colmare il deficit educativo nei Paesi svantaggiati: a fronte di 118,8 miliardi di dollari spesi per il nucleare da guerra, il deficit annuale per garantire un’istruzione di base di qualità nei paesi poveri è di 97 miliardi di dollari.

Il ritorno della guerra nel dibattito politico

Negli ultimi anni, l’idea di risolvere le controversie con la guerra ha ripreso spazio non solo nelle opinioni pubbliche ma anche nella politica internazionale. Le spese per la difesa sono in costante crescita; proprio ieri il Parlamento italiano ha votato a favore di uno scostamento di bilancio per ulteriori spese militari.

Hiroshima e Nagasaki dovrebbero spingerci a riflettere sul senso di una politica che vede sempre più nella guerra la propria continuazione. Il ripudio della guerra, contenuto nella Costituzione italiana, rischia così di diventare una dichiarazione ideale, buona forse solo per l’Educazione civica — o forse nemmeno più per quella.

Ricordare per cambiare strada?

A 81 anni dall’esplosione di Hiroshima, il mondo ricorda le vittime di un’arma così potente e devastante da essere stata usata solo due volte nella storia. Ma il ricordo, da solo, non basta: serve una scelta politica chiara, coerente e coraggiosa. Perché, come ha detto Takaichi, «un mondo senza armi nucleari e una pace duratura» non è un’utopia, ma un obiettivo che richiede impegno quotidiano, multilaterale e concreto.

A cura della redazione

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