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Il futuro del sistema fiscale italiano tra equità e sviluppo

Una proposta normativa rivoluzionaria e le nuove linee guida europee rischiano di trasformare profondamente il sistema tributario nazionale, scatenando accesi dibattiti tra le forze politiche

by Davide Cannata
ph web tassazione equa

Il confronto sulla redistribuzione del reddito in Italia si fa sempre più acceso, alimentato da dati ufficiali e da una proposta normativa concreta. La Commissione europea ha puntato i riflettori sul nostro sistema fiscale, sottolineando come il peso delle imposte sul lavoro risulti in Italia ben al di sopra della media comunitaria. Secondo gli esperti di Bruxelles, riorientare la pressione fiscale verso patrimoni e successioni favorirebbe un’equità più reale e una crescita economica più solida. Il messaggio arriva in un clima politico spaccato: da un lato le forze conservatrici, tradizionalmente ostili a qualsiasi prelievo sui capitali; dall’altro l’area progressista, sempre più orientata verso riforme strutturali coordinate a livello europeo per correggere le distorsioni distributive.

Un paese spaccato in due: i dati della Banca d’Italia

A dare sostanza scientifica al dibattito ci pensano i report della Banca d’Italia: il 10% più ricco delle famiglie italiane concentra nelle proprie mani il 60,6% della ricchezza netta nazionale, mentre la metà meno abbiente della popolazione si divide una fetta residuale pari ad appena il 7,2%. Per colmare questo solco, il comitato 1% Equo — che raccoglie più di trenta tra economisti e accademici — ha depositato una proposta di legge in Cassazione. Il testo punta a introdurre un’imposta fortemente progressiva applicata esclusivamente ai patrimoni oltre i 2 milioni di euro. L’obiettivo dei promotori è raggiungere almeno 50mila firme entro il 15 novembre per portare la proposta all’attenzione del Parlamento.

Come funzionano le aliquote: scaglioni e soglie

Il meccanismo di prelievo previsto esclude dalla base imponibile la prima casa e articola le aliquote per scaglioni progressivi. I patrimoni tra 2 e 5 milioni di euro sarebbero soggetti a un’aliquota dell’1%; la fascia compresa tra i 5 e gli 8 milioni salirebbe all’1,7%; i capitali tra 8 e 20 milioni subirebbero un prelievo del 2,1%; oltre i 20 milioni di euro scatterebbe l’aliquota massima del 3,5%. La platea dei contribuenti coinvolti sarebbe relativamente ristretta, stimata tra le 200mila e le 500mila persone fisiche residenti in Italia. Sul fronte delle successioni, la riforma introduce un’aliquota dell’8% per i lasciti fino a 500mila euro e del 15% oltre il milione, mantenendo le franchigie attuali di un milione per erede in linea diretta ma eliminando le agevolazioni per i passaggi generazionali d’azienda.

A cosa andrebbero le risorse: welfare, scuola e taglio Irpef

Il gettito complessivo stimato dalla riforma patrimoniale si collocherebbe tra i 26 e i 60 miliardi di euro annui, a cui si aggiungerebbero tra i 5,5 e gli 8 miliardi derivanti dalla revisione delle imposte di successione. Il comitato promotore ha già stabilito che tutte le entrate sarebbero vincolate al rafforzamento del welfare e alla riduzione delle imposte sui redditi medi. Le priorità di spesa individuate comprendono la sanità pubblica, l’istruzione, le politiche abitative sociali, la tutela ambientale e la sicurezza sul lavoro. Una quota rilevante del gettito servirebbe inoltre a finanziare un taglio strutturale delle aliquote Irpef sul lavoro dipendente. La raccolta firme è già avviata sia attraverso i banchetti sul territorio sia tramite una piattaforma pubblica di firma elettronica, con l’ambizione di aprire un confronto maturo sul futuro economico del Paese.

A cura di Viola Bianchi

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