Massimo Di Fazio, alla guida di Triora dal 2018, ha scelto di non percepire l’indennità prevista per il ruolo di primo cittadino: una decisione che, in otto anni, ha lasciato nelle casse del piccolo Comune dell’Alta Valle Argentina circa 160mila euro. L’importo mensile lordo stabilito per il sindaco ammonta a 1.659 euro; moltiplicato per le mensilità degli otto anni, la somma supera i 159mila euro e, considerando l’intero periodo amministrativo e le annualità successive, raggiunge appunto il valore complessivo di circa 160mila euro.
Interpellato da La Stampa, Di Fazio ha sintetizzato la propria scelta con una frase netta: “Lo faccio per amore”. Una motivazione che, nel quadro della politica locale, suona decisamente fuori dagli schemi, ma che per il sindaco affonda le radici in una storia personale ritenuta essenziale per capire il suo legame con Triora e con la comunità che amministra.
La storia personale, il legame con la montagna e la scelta di vivere a Triora
“La mia vita è stata segnata dalla morte di papà, quando avevo appena nove anni”, ha raccontato Di Fazio. Un dolore vissuto in età precoce che, secondo le sue parole, lo avrebbe portato a sviluppare “un profondo senso di responsabilità, uno spirito di sacrificio e una spiccata attenzione verso il prossimo”. A completare questo quadro è arrivato il rapporto con la montagna: “Fin da ragazzo la montagna mi ha stregato, per questo mi sono innamorato di Triora”, ha detto il primo cittadino.
Quella passione si è tradotta in una scelta concreta di vita: “Ho deciso di crescere qui i miei due figli, in un contesto autentico, fondato sui valori storici della comunità montana, del mutuo soccorso e dell’unione”, ha spiegato. Di Fazio è anche un imprenditore: a vent’anni ha aperto la partita Iva e ancora oggi lavora nel settore privato. È proprio questa autonomia professionale, ha sottolineato, ad avergli consentito di rinunciare all’indennitࣣ amministrativa.
Per il sindaco, “Amministrare è un atto di puro servizio e amore verso la propria terra”. A questo principio ne affianca uno molto pratico: quei soldi possono essere più utili al Comune che al sindaco. Il ragionamento riguarda in particolare la manutenzione ordinaria, spesso meno appariscente delle grandi opere ma decisiva nei piccoli centri montani: strade, acquedotti, impianti e infrastrutture richiedono infatti risorse continue.
Un territorio vasto, risorse limitate e quasi 20 milioni di finanziamenti
La dimensione di Triora rende ancora più evidente la necessità di destinare ogni risorsa al territorio. Il Comune conta appena 390 residenti, ma dispone di un territorio enorme e particolarmente complesso da amministrare. “Triora ha il territorio comunale più vasto dell’intera provincia di Imperia, il settimo in tutta la Liguria”, ha spiegato Di Fazio. Un’estensione suddivisa in 11 frazioni, ognuna con esigenze e infrastrutture da seguire.
Il Comune deve gestire 11 acquedotti autonomi, altrettanti impianti di depurazione e chilometri di infrastrutture immerse in un territorio montano difficile da raggiungere e mantenere. A complicare il quadro c’è la dimensione della macchina amministrativa: negli uffici comunali lavorano soltanto tre dipendenti, rispettivamente allo sportello, all’anagrafe e nell’area finanziaria. A questi si aggiungono una segreteria a scavalco e un ufficio tecnico operativo soltanto 12 ore alla settimana.
“Non esistendo un operaio comunale tocca a noi amministratori occuparci delle piccole manutenzioni”, ha raccontato il sindaco, che in diverse occasioni si è trovato direttamente impegnato in riparazioni e interventi pratici. Una fotografia lontana dall’immagine tradizionale della politica fatta di scrivanie, cerimonie e inaugurazioni: a Triora, almeno secondo il racconto del sindaco, amministrare significa anche sporcarsi le mani. “È questo lo spirito del paese, tutti si aiutano”, ha sintetizzato Di Fazio.
Il bilancio degli otto anni di amministrazione, secondo il sindaco, presenta anche un altro dato significativo: Triora sarebbe riuscita ad attrarre quasi 20 milioni di euro di finanziamenti destinati a opere pubbliche, sicurezza del territorio e rilancio del borgo. Tra le sfide più importanti figura Monesi, località sciistica appartenente al territorio comunale e da tempo al centro di progetti di recupero e valorizzazione. L’obiettivo guarda anche a un turismo diverso, legato al biking e alla fruizione della montagna durante tutto l’anno.
Di Fazio è oggi al secondo mandato consecutivo. “Il nostro unico obiettivo è ed è sempre stato far rimanere ogni singola risorsa a beneficio diretto della comunità di Triora”, ha concluso. E così, nella Liguria proverbialmente accusata di contare ogni centesimo, un sindaco ha scelto di non contare i propri: perché, almeno a Triora, il vero patrimonio da difendere non sembra essere quello che finisce nelle tasche di chi amministra, ma quello che resta nelle casse di chi vive sul territorio.
A cura della redazione
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