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La scienza conferma: una notte nel bosco riduce il burnout

Come piccoli spazi immersi nel silenzio possono generare un impatto enorme sulla qualità della vita e sull'efficienza lavorativa quotidiana

by Davide Cannata
notte nel bosco

In base allo European Workforce Study di Great Place to Work, circa il 60% degli occupati in Italia valuta l’ipotesi di dimettersi entro l’anno. Tra i fattori scatenanti spiccano lo stress correlato alle mansioni e la carenza di equilibrio tra sfera privata e ufficio. Una ricerca dell’Università di Trento, condotta attraverso 6.000 ore di test su 200 persone, suggerisce però un rimedio efficace: una sola notte nelle strutture Friland genera un incremento del benessere psico-fisico del 16%, riducendo i rischi di burnout dell’8%. Questi alloggi minimi di circa 12 mq, situati in contesti naturali isolati, sono progettati specificamente per favorire il recupero delle energie e la disconnessione consapevole dai ritmi frenetici della quotidianità.

Il connubio tra coaching aziendale e benefit eco-sostenibili

Realtà di rilievo come Edenred Italia e Jointly hanno risposto a questa esigenza integrando i soggiorni in queste mini-case eco-sostenibili nei loro cataloghi di welfare aziendale per i dipendenti. Anche società di formazione e business coaching come MindfulVision, Oxigenio e Resolve hanno adottato questa visione, inserendo l’immersione nel verde nei propri moduli per potenziare focus e creatività. Secondo Sara Baroni, fondatrice di Oxigenio, “In un contesto di lavoro orientato a velocità e prestazione che ci ha reso tutti distratti, la natura offre il contesto per ripristinare l’attenzione”. Sulla stessa scia, Silvia Rigamonti di MindfulVision sottolinea come “La natura offre uno spazio unico per accedere alla saggezza del corpo e scoprire risorse spesso inesplorate”.

Dallo Shinrin-Yoku alla crescita delle mini-case off grid

Questa tendenza recupera i principi dello Shinrin-Yoku, la pratica giapponese del bagno nel bosco nata negli anni ’80 per contrastare l’affaticamento cronico degli abitanti delle metropoli. Ricerche scientifiche internazionali, come quella di David L. Strayer dell’Università dello Utah, confermano che la disconnessione tecnologica nella natura migliora il problem-solving del 50%, mentre l’Università di Exeter nel 2024 ha evidenziato un netto calo dell’ansia. Fondata nel 2020 a Gemona da Gabriele Venier e Luca Ricchi, la startup Friland è oggi supportata dai fondi Lifegate Way e Zest. Come spiegato dal CEO Luca Ricchi, l’obiettivo è fornire uno strumento per contrastare il sovraccarico mentale, con insediamenti già attivi in Friuli-Venezia Giulia, Toscana ed Emilia Romagna, e prossime aperture previste in Lombardia.

A cura di Viola Bianchi

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