Il 12 agosto 1981, in una sala dell’hotel Waldorf Astoria di New York, la storia dell’informatica ha imboccato una nuova strada. In quel pomeriggio afoso, la società americana International Business Machines Corporation ha presentato l’IBM 5150, un computer destinato a modificare profondamente la vita quotidiana. Trascorso appena un mese dalla presentazione ufficiale, la macchina è arrivata sugli scaffali dei negozi specializzati, attirando subito l’interesse di consumatori e imprese. La produzione e la distribuzione sono andate avanti a ritmo sostenuto fino al 1987, quando l’azienda ha rimpiazzato il modello base con l’IBM Personal Computer XT. Il risultato commerciale ha superato anche le previsioni più ambiziose dei vertici, con 200mila esemplari venduti nei primi 12 mesi dalla messa in commercio.
Per la configurazione essenziale, IBM aveva stabilito un prezzo iniziale di 1.565 dollari, una cifra relativamente contenuta se confrontata con i costi proibitivi del decennio precedente. La spesa complessiva poteva però cambiare sensibilmente in funzione dell’hardware scelto e degli accessori pensati per l’utilizzo negli uffici professionali. Fino a quel momento, gli elaboratori prodotti da IBM non erano destinati alle famiglie o al pubblico generale, ma consistevano in enormi apparecchiature aziendali riservate alle grandi organizzazioni. Gli ingegneri coordinati da Don Estridge hanno quindi adottato un metodo innovativo per contenere i costi di fabbricazione. L’azienda ha fatto ricorso a componenti commerciali già disponibili, superando la tradizionale impostazione basata sulla progettazione e sulla costruzione interna di ogni singolo elemento.
Le radici della rivoluzione
La decisione ha favorito la nascita di un ampio ecosistema di produttori terzi, in grado di riprodurre rapidamente architetture simili e di mettere sul mercato accessori compatibili. Il tecnologo e storico dell’informatica Marco Rossi ha descritto il peso di quella scelta con queste parole: «IBM non ha soltanto creato un prodotto, ma ha stabilito lo standard industriale globale dell’era digitale». La diffusione dell’informatica personale, tuttavia, non è partita esclusivamente dai grandi gruppi multinazionali americani. Prima dell’arrivo dell’IBM 5150, numerose innovazioni avevano già preparato il terreno alla rivoluzione dei computer da tavolo.
A Ivrea, la società Olivetti aveva realizzato nel 1965 il Programma 101, il celebre calcolatore che molti considerano il primo vero personal computer commerciale. Verso la fine dello stesso decennio, l’inventore italiano Federico Faggin aveva sviluppato presso Intel il microprocessore, una tecnologia destinata a rappresentare una svolta per la civiltà contemporanea. La nuova soluzione aveva permesso di ridurre in modo drastico le dimensioni della CPU, creando le condizioni per lo sviluppo dei moderni microcomputer integrati. Negli anni successivi, il comparto aveva accelerato grazie a innovazioni tecnologiche e iniziative imprenditoriali di grande rilievo. Intel aveva lanciato l’Intel 1103, il primo chip di memoria ad accesso dinamico, mentre un anno dopo IBM aveva inventato il floppy disk.
Nel 1975, Bill Gates e Paul Allen avevano fondato Microsoft. L’anno seguente, invece, Steve Jobs e Steve Wozniak avevano creato Apple. L’azienda di Cupertino aveva poi presentato l’Apple II, tra i primi computer progettati per rivolgersi a una platea ampia di appassionati e consumatori.
Lo standard del personal computer
Pur potendo contare su questi importanti precedenti, l’IBM 5150 ha conquistato in breve tempo il mondo aziendale e professionale. La grande popolarità del software di calcolo Lotus 1-2-3 ha contribuito a rendere il computer uno strumento fondamentale per le attività amministrative di ogni giorno. Il dispositivo utilizzava un microprocessore basato sull’architettura x86, la tecnologia di elaborazione che avrebbe mantenuto una posizione dominante nel mercato dei computer desktop per i decenni seguenti.
Con la sua introduzione, la macchina realizzata dal colosso di Armonk ha fissato il significato moderno di personal computer per il grande pubblico. L’architettura hardware lanciata da IBM è rimasta al centro del mercato mondiale fino al 2004, quando la società ha interrotto definitivamente la produzione diretta di pc.
A cura della redazione
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