Home Daynews24Liceo Virgilio di Milano: il rientro dopo Crans Montana

Liceo Virgilio di Milano: il rientro dopo Crans Montana

Le testimonianze toccanti e la voglia di normalità dei ragazzi che hanno affrontato un percorso medico lungo e complesso

by Davide Cannata
crans montana ph ig

La ripresa dell’anno scolastico in Lombardia ha coinciso con un momento di profonda commozione per la comunità del liceo Virgilio di Milano, dove quattro allievi sopravvissuti all’incendio del Constellation avvenuto lo scorso Capodanno a Crans-Montana hanno finalmente potuto riabbracciare i compagni della quarta D dell’indirizzo Scienze umane. Per evitare l’attenzione legata all’ingresso principale della sede di via Pisacane, i giovani Leonardo Bove, Francesca Nota, Sofia Donadio e Kean Talingdan sono giunti accompagnati dai genitori passando da un varco secondario, tornando a sedersi sui banchi dopo una lunga degenza e dopo aver seguito le lezioni a distanza durante il ricovero all’ospedale Niguarda e la successiva degenza a casa. A nome delle famiglie, che hanno preferito evitare interviste per concentrarsi sul momento, la madre di Leonardo, Loretta Arapi, ha sintetizzato lo spirito della giornata: “Preferiamo goderci il momento”.

Le parole dei quattro studenti tra la voglia di normalità e il dolore

Nelle ore precedenti al ritorno in aula, i ragazzi hanno affidato le loro riflessioni alle telecamere del Tg2 e del Tg5. Per Kean Talingdan la ripresa delle lezioni interrompe una quotidianità scandita unicamente dalle cure: “Mi cambia la giornata, che ormai era casa-ospedale e ospedale-casa. L’obiettivo è essere autonomo al 100% – ha spiegato al Tg2 –. Uscire con gli amici e divertirmi”. Un pensiero condiviso da Leonardo Bove, che considera questa tappa “un altro passo che ci permette di dire che torneremo alla normalità. Voglio tornare a uscire normalmente e a giocare a calcio”. Pensando all’impatto con i compagni, Leonardo ha ammesso che “sicuramente batterà il cuore fortissimo nel rivedere tutti” e che forse “scenderà qualche lacrima”, dedicando un pensiero ad Achille Barosi, che nella notte di festa non ce l’ha fatta: “Sono uscito dall’ospedale il giorno del suo compleanno, credo che sia stato lui a farmi uscire”. Parole severe sono state espresse nei confronti dei coniugi Moretti, proprietari del locale: “Vedere che hai causato tutto questo dolore a dei ragazzi dovrebbe farti un certo effetto”, aggiungendo che “si sono presi la responsabilità di aprire il locale, devono prendersi anche la responsabilità per quello che è successo”. Pur consapevole della necessità di procedere con cautela (“Ovviamente rientriamo con un po’ più di calma, perché non possiamo andare dagli 0 a 100. Ma cercheremo di fare il massimo, sia nello studio sia nel resto”), lo studente si è detto felice di ricominciare.

Anche per Francesca Nota, intervenuta al Tg5, rientrare a scuola rappresenta “un’emozione indescrivibile”, pur tra comprensibili timori legati al giudizio altrui: “Ho paura di passare per i corridoi, essere guardata e magari non essere capita”, giungendo alla conclusione che “non possiamo fare altro che guardarci allo specchio e accettarci così come siamo”. Forte è anche la rabbia verso la condotta dei gestori della struttura: “La signora – ha denunciato la giovane – ha preso ed è scappata quando c’erano ragazzi che non ci sono più che stavano lì a prendere la giacca per tutti”. A portare una ventata di sollievo è invece l’entusiasmo di Sofia Donadio, ansiosa di ritrovare la vicinanza dei propri compagni di classe: “Già il fatto che rientreremo tutti e quattro a scuola sarà molto bello e farà molto ridere, io non vedo l’ora – ha raccontato –. Abbiamo detto ai nostri compagni di prenderci i posti tutti vicini”.

Il rientro graduale a scuola e il ricordo dei compagni scomparsi

La frequenza dei quattro giovani avverrà in maniera progressiva, nel rispetto del quadro clinico individuale e delle valutazioni sanitarie. Come ha chiarito all’esterno dell’edificio il vicepreside Mario Secone, “il loro percorso rientra in presenza, loro ci tengono, speriamo che riescano a starci il più tempo possibile”, specificando che l’istituto predisporrà le misure adeguate “in base a quello che ci diranno appunto i medici, ma non posso dire altro”. Il dirigente ha evidenziato che “sfortunatamente non sono gli unici che hanno esigenze in più, ce ne abbiamo anche altri”, all’interno di un plesso che accoglie circa 1.800 studenti tra varie difficoltà logistiche, “compreso una sede semi-inagibile, dato che i lavori non sono ancora completati, compresa una segreteria che non abbiamo”, rammentando infine che “abbiamo altri casi di malattie: a volte va bene, a volte purtroppo non è così semplice per le persone che sono in quella condizione di salute recuperare. Ma quello è il nostro compito”.

I quattro studenti del Virgilio non sono gli unici feriti del tragico rogo ad aver ripreso l’attività didattica: alcuni allievi erano riusciti a terminare l’anno scolastico precedente, tra cui Filippo Leone Grassi, dimesso il 5 febbraio e rientrato a fine marzo al liceo giuridico economico dell’Istituto Leopardi, e Giuseppe Giola, il primo a lasciare il Niguarda il 23 gennaio per poi tornare a seguire le lezioni al Gonzaga. Resta tuttavia il doloroso vuoto di tre banchi che rimarranno per sempre non occupati nelle classi lombarde: al liceo Moreschi dove studiava Chiara Costanzo, all’istituto delle Orsoline frequentato da Achille Barosi (entrambi amici di Giuseppe Giola) e alla scuola internazionale di Como, dove Lorenzo Riva non potrà più riabbracciare la sua migliore amica Sofia Prosperi; tre vite spezzate a soli 15 e 16 anni nel disastro del Constellation.

A cura della redazione

Leggi anche: Organi di ricambio e cloni: inizia l’era della post-umanità

Seguici su Instagram e Facebook

error: Il contenuto è protetto!!