Oggi Marcinelle torna al centro della memoria italiana ed europea. Il 8 agosto ricorre il 70° anniversario della tragedia del Bois du Cazier, la miniera di carbone alle porte di Charleroi nella quale l’incendio dell’8 agosto 1956 provocò la morte di 262 lavoratori. Tra le vittime c’erano 136 italiani, emigrati in Belgio alla ricerca di un lavoro e di una prospettiva migliore per le proprie famiglie. La commemorazione di quest’anno assume un significato particolare proprio per la distanza temporale che separa il presente da quella mattina di settant’anni fa, ma anche per il dibattito ancora aperto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, sulla dignità dei lavoratori e sulla storia dell’emigrazione italiana.
La tragedia segnò profondamente una generazione di italiani. Tra il dopoguerra e gli anni Cinquanta migliaia di connazionali raggiunsero il Belgio per lavorare nelle miniere della Vallonia. Secondo i dati ricordati durante le celebrazioni, tra il 1946 e il 1956 oltre 140 mila persone partirono dall’Italia verso le miniere belghe. L’accordo tra i due Paesi collegava la disponibilità di manodopera italiana alla fornitura di carbone al nostro Paese. Molti lavoratori affrontarono condizioni di vita difficili e ambienti di lavoro estremamente rischiosi. A Marcinelle, il fuoco intrappolò centinaia di uomini nelle gallerie e trasformò una normale giornata di lavoro in una delle più gravi tragedie della storia mineraria europea. Dei 262 morti, più della metà erano italiani.
Il messaggio di Mattarella
Nel giorno dell’anniversario, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato alla ricorrenza un messaggio centrato sulla memoria, sulla sicurezza e sulla dignità delle persone. Il capo dello Stato ha ricordato il prezzo umano pagato dagli emigrati italiani e ha invitato a evitare che tragedie simili possano ripetersi. «Siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire, affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi», ha affermato Mattarella, collegando il ricordo di Marcinelle anche alla gestione dei flussi migratori e al rispetto della dignità delle persone.
Nel suo messaggio, il presidente ha inoltre richiamato il diritto al lavoro e la necessità di tutelare la sicurezza di ogni lavoratore, in Italia come all’estero. La sicurezza sul lavoro rappresenta infatti uno dei punti centrali della memoria di Marcinelle, perché la tragedia del 1956 continua a interrogare le istituzioni sulle responsabilità, sulla prevenzione e sulle condizioni nelle quali le persone svolgono la propria attività. La ricorrenza dell’8 agosto conserva inoltre il valore della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita nel 2001 e dedicata alla memoria dei connazionali che hanno perso la vita lavorando fuori dall’Italia.
Meloni: «Marcinelle appartiene alla memoria collettiva»
Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato la tragedia con un messaggio dedicato ai lavoratori italiani emigrati. La premier ha sottolineato il significato dell’8 agosto per la storia dell’emigrazione italiana e ha ricordato i 136 connazionali morti nella miniera. «Marcinelle è una vicenda che appartiene alla nostra memoria collettiva», ha scritto Meloni, collegando il sacrificio dei lavoratori italiani alla storia dell’emigrazione e al contributo che gli italiani hanno dato allo sviluppo di altri Paesi.
Meloni ha inoltre richiamato il tema della dignità del lavoro e della sicurezza, sottolineando il valore della nuova iniziativa europea dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro. Il Parlamento europeo ha infatti approvato a larga maggioranza una proposta per dedicare l’8 agosto alla memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e alla tutela della dignità dei lavoratori. La decisione nasce anche dall’iniziativa italiana e punta a trasformare la memoria di Marcinelle in un momento di riflessione europea sulla prevenzione degli incidenti e sulla protezione dei lavoratori.
La commemorazione si trasforma in una polemica
La giornata dedicata alla memoria, tuttavia, non è rimasta lontana dalle tensioni politiche. Durante la cerimonia al Bois du Cazier è esplosa una polemica dopo un’accusa rivolta alla CGIL dal capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, Carlo Fidanza. Secondo la prima ricostruzione diffusa da Fidanza, alcuni rappresentanti del sindacato italiano avrebbero voltato le spalle mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa leggeva il messaggio inviato da Sergio Mattarella. L’accusa ha provocato una dura reazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha definito il gesto grave e vergognoso e ha sostenuto che Marcinelle non rappresenti il luogo adatto alle divisioni politiche.
La ricostruzione ha però assunto rapidamente un’altra direzione. Il sindacato belga FGTB ha infatti rivendicato la protesta e ha spiegato che furono propri rappresentanti a voltare le spalle durante l’intervento di Ignazio La Russa. Vincent Pestieau, segretario regionale della FGTB a Charleroi, ha spiegato che il gesto nasceva dalla contrarietà alla presenza di partiti che il sindacato considera di estrema destra. «La nostra protesta non ha riguardato Mattarella, ma è solo perché Ignazio La Russa ha parlato a nome del governo», ha dichiarato Pestieau.
La precisazione del sindacato belga ha quindi spostato il centro della polemica. La contestazione c’è stata, ma la FGTB ha negato che l’obiettivo riguardasse il presidente della Repubblica o il suo messaggio. La vicenda ha comunque aperto un confronto politico proprio durante una cerimonia nata per ricordare una tragedia che coinvolse lavoratori di diverse nazionalità e che rappresenta una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana.
Landini replica: «La Cgil non si gira mai dall’altra parte»
Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha respinto l’accusa rivolta al sindacato italiano. Dopo le parole di Fidanza e la reazione di Meloni, Landini ha negato che i rappresentanti della CGIL abbiano voltato le spalle durante il messaggio di Mattarella. «La Cgil non si gira mai dall’altra parte in nessun momento, tantomeno nel rispetto del nostro presidente della Repubblica», ha dichiarato il segretario generale.
Landini ha poi criticato direttamente la presidente del Consiglio, sostenendo che il governo dovrebbe concentrarsi sui problemi che riguardano quotidianamente gli italiani invece di alimentare una polemica nata durante una commemorazione. La discussione tra governo e sindacato ha così accompagnato una giornata che avrebbe dovuto concentrarsi esclusivamente sul ricordo delle vittime e sulla sicurezza del lavoro.
La Russa: «Non voglio sporcare questa commemorazione»
Ignazio La Russa ha scelto invece di riportare l’attenzione sul significato storico della giornata. Il presidente del Senato ha detto di non voler trasformare la commemorazione in uno scontro politico e ha ricordato i lavoratori italiani e stranieri che nel dopoguerra affrontarono condizioni di lavoro che oggi apparirebbero inaccettabili. «Non voglio sporcare questa commemorazione con atti che considero di squallida propaganda», ha dichiarato La Russa.
Il presidente del Senato ha inoltre ricordato il ruolo di Mirko Tremaglia, che nel 2001, quando ricopriva l’incarico di ministro per gli Italiani nel mondo, sostenne l’istituzione dell’8 agosto come giornata dedicata al sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo. Il riferimento sottolinea quanto la memoria di Marcinelle sia entrata stabilmente nella storia istituzionale italiana, trasformando una tragedia dell’emigrazione in un appuntamento annuale dedicato alla memoria e alla sicurezza.
Settant’anni dopo, il significato di Marcinelle resta attuale
La commemorazione del 70° anniversario restituisce quindi un’immagine complessa di Marcinelle. Da una parte resta il dolore per i 262 uomini che morirono nella miniera e per le famiglie che persero i propri cari. Dall’altra emerge la necessità di mantenere vivo il tema della sicurezza sul lavoro, anche in un’epoca profondamente diversa da quella nella quale gli emigrati italiani affrontavano le miniere belghe. La tragedia continua a ricordare che il lavoro non può separarsi dalla dignità della persona e che la crescita economica non può sacrificare la sicurezza.
Marcinelle non appartiene soltanto al passato. La memoria dei 136 italiani morti nel 1956 accompagna ancora oggi il dibattito sulla tutela dei lavoratori, sull’emigrazione e sulle responsabilità delle istituzioni. Il nuovo percorso europeo dedicato alle vittime degli incidenti sul lavoro prova a trasformare quella memoria in un impegno comune. La giornata di oggi, segnata dal ricordo ma anche dalla polemica politica, mostra quanto il nome di Marcinelle continui a suscitare emozioni profonde.
A settant’anni dalla tragedia, il messaggio più forte resta quello che unisce memoria e prevenzione. Ricordare gli uomini morti al Bois du Cazier significa infatti ricordare una parte della storia italiana, ma anche guardare al presente. La sicurezza sul lavoro, la dignità dei lavoratori e la tutela di chi cerca un futuro lontano dal proprio Paese restano temi che Marcinelle consegna alle nuove generazioni. Il modo più concreto per onorare quelle vittime consiste nel non considerare la loro storia una semplice pagina del passato, ma nel trasformarla in una responsabilità permanente per le istituzioni, le imprese e l’intera società.
A cura di Nora Taylor
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