Un’ondata straordinaria di caldo afoso sta investendo il territorio della Lombardia, spingendo le temperature ben oltre i trentotto gradi centigradi e causando una grave sofferenza a corsi d’acqua e riserve idriche. In concomitanza con questa calura, una minaccia chimica invisibile torna a pesare sulla salute dei cittadini. Il clima estivo, caratterizzato da un’elevata stabilità dell’atmosfera e da una radiazione solare intensa, ha convertito la pianura padana in un vero e proprio reattore fotochimico. I dati raccolti dalle stazioni della rete di monitoraggio dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) attestano lo sforamento generalizzato delle soglie di sicurezza per l’ozono, rendendo l’aria densa e irrespirabile e provocando il secondo episodio di allarme critico a livello regionale dall’inizio dell’anno.
La panoramica delineata dalle centraline dell’ARPA riflette uno stato di inquinamento che coinvolge capoluoghi e province in modo generalizzato. Il limite della soglia di allarme, stabilito dalla legge a duecentocinquanta microgrammi per metro cubo d’aria quale media riferita a otto ore consecutive, è stato superato in varie località della regione. I valori apicali sono stati rilevati nell’Isola Bergamasca a Calusco d’Adda con duecentoquarantasei microgrammi, a Valmadrera ai confini di Lecco con duecentoquarantatré microgrammi, e nel Parco di Monza dove la concentrazione ha raggiunto i duecentoquarantuno microgrammi. Contestualmente, il limite relativo alla soglia di informazione, fissato a centottanta microgrammi per metro cubo, è stato sforato in quasi la totalità della restante area lombarda, investendo centri quali Cormano nell’hinterland di Milano, Saronno nel Varesotto, Erba nel Comasco, Odolo nel Bresciano, assieme alle province di Cremona, Lodi, Mantova e alla località di Casoni Borroni nel Pavese. Soltanto la provincia di Sondrio è rimasta al di sotto delle soglie di criticità, avvantaggiata dalla sua collocazione geografica alpina.
Natura dell’inquinante, l’analisi di Legambiente e i rischi per la salute
A differenza dell’ozono stratosferico, essenziale per proteggere la Terra dalle radiazioni ultraviolette dannose, l’ozono di superficie che si origina al suolo rappresenta un inquinante secondario spiccatamente tossico. La sua formazione non proviene da emissioni dirette, bensì dalla trasformazione chimica stimolata dal calore e dall’irraggiamento solare su diversi gas precursori diffusi nell’atmosfera. In questo gruppo di precursori figurano gli ossidi di azoto generati dalla circolazione automobilistica, i solventi del comparto industriale, gli idrocarburi incombusti e il metano rilasciato dai lavori agricoli e dagli allevamenti intensivi. Come dichiarato da Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, l’ozono agisce contemporaneamente come gas a effetto serra capace di contribuire all’innalzamento delle temperature e come potente agente tossico per gli organismi viventi. Un accumulo così marcato costituisce l’ennesimo campanello d’allarme chimico e climatico legato a un modello economico e urbano non sostenibile, il quale individua nel bacino padano un territorio particolarmente esposto all’addensamento di inquinanti sia nella stagione invernale sia durante i periodi estivi.
Le conseguenze dell’ozono sull’organismo umano emergono rapidamente e con forte intensità. Trattandosi di un gas dotato di un elevato potere ossidante, la respirazione di questa sostanza determina un’infiammazione e un’irritazione dell’apparato respiratorio, generando tosse secca, oppressione al torace, bruciore agli occhi e difficoltà respiratorie. Le fasce di popolazione più esposte sono i bambini, che presentano polmoni in via di sviluppo, gli anziani e le persone affette da patologie respiratorie pregresse, come asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva. Nondimeno, i pericoli riguardano anche le persone in salute e gli atleti che effettuano esercizio fisico o compiti gravosi all’aperto, poiché l’incremento della frequenza respiratoria causato dal lavoro muscolare aumenta il volume di gas contaminante inalato.
Misure di prevenzione, interventi della Protezione Civile e prospettive
Al fine di ridurre le ripercussioni di tale criticità fotochimica, gli enti sanitari e il personale dell’ARPA raccomandano ai cittadini di tenere una condotta prudente, evitando di sostare o di praticare attività sportive all’aperto durante i momenti di irraggiamento solare più forte, specialmente nella fascia oraria tra le dodici e le sedici. Viene altresì suggerito di adottare una dieta ricca di frutta e verdura fresche di stagione, cibi naturali provvisti di elementi antiossidanti idonei a contrastare lo stress ossidativo causato dalla molecola. Sotto il profilo pratico, la Protezione Civile, sotto la guida dell’assessorato regionale alla Sicurezza diretto da Romano La Russa, si è adoperata per la consegna gratuita di acqua potabile nelle piazze principali di Milano, garantendo ristoro alla popolazione ed evitando fenomeni di disidratazione nei momenti più roventi.
Se le condizioni di stabilità dell’atmosfera potrebbero prolungare l’allerta elevata anche per le prossime giornate, un momentaneo alleggerimento dell’inquinamento resta vincolato al possibile sopraggiungere di temporali estivi, capaci di abbassare le temperature e agevolare il ricambio d’aria. Rimane comunque indubbia la necessità di risolvere le ragioni originarie del problema mediante azioni strutturali per il contenimento delle emissioni industriali, dei trasporti e delle attività agricole, in modo da interrompere una catena di allarmi ambientali che si ripresenta con regolarità a ogni stagione.
A cura della redazione
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