Un tempo il pub rappresentava uno dei riti collettivi più radicati della vita britannica: bere la prima pinta al bancone o restare in piedi accanto all’ingresso era un’abitudine quasi irrinunciabile per molti cittadini. Anche la regina madre Elizabeth Bowes-Lyon subì il fascino di questi luoghi conviviali. In un’occasione si allontanò senza preavviso dalla residenza reale e gli agenti di Scotland Yard la ritrovarono soltanto diverse ore più tardi, seduta al bancone mentre sorseggiava uno shot come una qualunque suddita britannica.
Oggi, però, anche questi simboli della tradizione popolare devono fare i conti con un cambiamento profondo. I dati della British Beer and Pub Association indicano che tra il 2000 e il 2025 il numero complessivo dei pub è passato da 60.800 a 44.650 esercizi attivi. Una contrazione che equivale alla chiusura di quasi due locali ogni giorno e che non si è arrestata nei primi mesi dell’anno corrente.
Nel solo primo trimestre del 2026 hanno chiuso definitivamente 161 pub storici, con la perdita di circa 2.400 posti di lavoro diretti. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le chiusure sono aumentate del 26%. La portata del fenomeno ha spinto la questione all’attenzione del governo centrale di Londra, chiamato a individuare interventi rapidi e concreti.
Una crisi economica e sociale
In Germania il fenomeno viene indicato con il termine “pubsterben”. Nel Regno Unito, invece, i pub sono ormai considerati quasi come specie in via di estinzione. Le ragioni della crisi sono molteplici e ricordano, per la varietà degli indizi, la trama di un romanzo di Agatha Christie.
Fiscalità elevata, inflazione dei costi energetici, spese di gestione sempre più pesanti e nuove abitudini nel tempo libero delle giovani generazioni stanno riducendo la redditività del settore. La BBPA ha stimato per il 2025 un fatturato annuo complessivo di circa 34 miliardi di sterline, ma i margini netti a disposizione dei singoli proprietari risultano molto più contenuti rispetto al passato recente.
Il rilievo economico e sociale dei pub ha spinto rappresentanti di diversi schieramenti politici a cercare una soluzione condivisa. Lo scorso anno, dopo una campagna pubblica promossa dal Daily Mail, anche il primo ministro Keir Starmer ha espresso il proprio sostegno a questi luoghi di aggregazione: “Non c’è davvero niente di meglio per ciascuno di noi, me compreso, che potersi rilassare a fine giornata nel pub del proprio quartiere assaporando una buona pinta.”
La familiarità con la birra consumata al bancone accomuna da tempo esponenti della classe dirigente britannica. Lo conferma anche la consuetudine del politico Nigel Farage, che in passato si è fatto intervistare dai giornalisti dell’Economist proprio nel suo locale preferito.
La riforma urbanistica e le tensioni burocratiche
La ministra per l’Edilizia abitativa Angela Rayner ha annunciato una riforma delle norme urbanistiche nazionali pensata per proteggere il patrimonio immobiliare dei pub. L’obiettivo è rendere molto più difficile la conversione dei locali storici in complessi residenziali di lusso o in uffici commerciali privi di identità.
La proposta del governo è arrivata dopo la decisione del premier regionale Andy Burnham di diminuire in modo significativo le imposte sulle attività commerciali legate al settore dell’ospitalità. Rayner ha spiegato la linea dell’esecutivo: “Stiamo tracciando una linea chiara in modo che i costruttori debbano obbligatoriamente dimostrare la totale impossibilità di salvare un pub prima di ipotizzarne la demolizione, poiché edificare le case necessarie non deve avvenire a scapito dei luoghi che amiamo.”
Un portavoce del governo ha inoltre dichiarato alla BBC che anche i singoli consigli comunali devono valutare con attenzione ogni domanda di cambio d’uso. Non tutte le amministrazioni locali, tuttavia, sembrano condividere la stessa impostazione nella difesa della cultura tradizionale.
All’inizio di agosto ha suscitato polemiche una proposta del consiglio municipale di Westminster, a Londra, che puntava a limitare o scoraggiare il consumo in piedi. La stampa ha reagito duramente: il Times ha definito l’iniziativa un “puritanesimo assurdo”, mentre il Telegraph ha descritto gli amministratori come “burocrati guastafeste”.
Critiche sono arrivate anche dal sindaco laburista Sadiq Khan, che ha accusato la giunta di Westminster di amministrare un distretto conosciuto in tutto il mondo per la sua vita notturna con una mentalità da piccolo villaggio di campagna. Il timore è che regole e cavilli finiscano per indebolire abitudini ormai consolidate e cancellare gradualmente la funzione sociale di quei luoghi che, persino secondo l’immaginario legato a William Shakespeare, rappresentano l’anima più autentica della nazione.
A cura della redazione
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