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La lezione di Alex Zanardi: addio al supereroe dello sport

Il mondo intero rende omaggio a un atleta che ha saputo trasformare la sofferenza in una missione di speranza per migliaia di persone

by Davide Cannata
alex zanardi ph wp

Il mondo dello sport italiano dice addio a Alex Zanardi, scomparso a 59 anni. Ex pilota anche di Formula 1, dopo il drammatico incidente che gli provocò l’amputazione delle gambe era riuscito a reinventarsi diventando un campione paralimpico, conquistando 4 ori e 12 titoli mondiali con la sua handbike. Più di ogni risultato, però, ha lasciato un segno profondo come esempio per intere generazioni, dimostrando come si possa andare oltre ogni limite. La sua morte è stata annunciata dalla famiglia, la moglie Daniela e il figlio Niccolò, insieme a Obiettivo 3, l’associazione da lui fondata per supportare gli atleti disabili. Tutto il Paese lo piange, riconoscendolo come un vero simbolo.

Una vita segnata dalla forza

Zanardi avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 23 ottobre, ma da sei anni si era allontanato dalla scena pubblica. Le sue condizioni di salute erano rimaste riservate dopo il grave incidente del 19 giugno 2020, quando, mentre era in sella alla sua handbike, si scontrò con un camion sulle colline senesi sopra Pienza, finendo in coma. Dopo un lungo periodo fatto di operazioni e ricoveri durato un anno e mezzo, era rientrato a casa per proseguire le cure e la riabilitazione, sempre lontano dai riflettori. Oggi è arrivato l’annuncio che segna la fine della sua straordinaria storia.

alex zanardi ph wp

Alex Zanardi ph wp

Dalla Formula 1 alla rinascita

Nato a Bologna e appassionato di motori, Zanardi aveva costruito la sua prima carriera come pilota. Debuttò in Formula 1 nel 1991 con la Jordan, correndo poi per Minardi e Lotus, fino all’ultima esperienza nel 1999 con la Williams. Il talento non mancava, ma la consacrazione definitiva non arrivò mai. Il destino cambiò radicalmente il 15 settembre 2001, sul circuito tedesco di Lausitzring, quando un incidente gravissimo lo portò a perdere entrambe le gambe. Da quel momento, però, iniziò una nuova fase della sua vita, guidata da una determinazione fuori dal comune.

Il campione e l’ispirazione

Zanardi non ha mai accettato la resa. “La vita è sempre degna di essere vissuta, e lo sport dà possibilità incredibili per migliorare il proprio quotidiano e ritrovare motivazioni”, ripeteva spesso. Dopo 15 operazioni tornò anche a guidare, grazie a comandi speciali progettati per l’uso delle mani, riuscendo persino a vincere gare. Ma fu nella handbike che trovò la sua dimensione più autentica, diventando uno dei più grandi di sempre. Ai Giochi di Londra 2012 conquistò due ori e un argento, mentre a Rio 2016 ottenne altri due ori e un secondo posto, oltre a vincere 12 titoli mondiali. Con il suo esempio, le iniziative benefiche e il lavoro dell’associazione Obiettivo 3, ha incoraggiato milioni di persone a praticare sport e a credere nelle proprie possibilità, contribuendo anche allo sviluppo di soluzioni per migliorare la vita delle persone con disabilità. Un’eredità che resta viva ben oltre i risultati sportivi.

A cura di Viola Bianchi

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