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Rapporto Unicef: l’Italia e la crisi della povertà minorile

L'Unicef esamina il benessere infantile in quaranta paesi e per l'Italia emerge un quadro che richiede interventi urgenti e strutturali

by Davide Cannata
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L’ultimo rapporto dell’Office of Strategy and Evidence dell’Unicef accende i riflettori su una realtà allarmante: un bambino su quattro in Italia vive in condizioni di povertà. Il documento colloca il nostro paese al trentesimo posto su quaranta nazioni analizzate per povertà infantile, fotografando un divario sociale che pesa in modo determinante sullo sviluppo delle nuove generazioni. Nei paesi OCSE ad alto reddito, le famiglie nel quintile più ricco guadagnano in media oltre cinque volte di più rispetto a quelle nel quintile più povero.

Salute e alimentazione: il prezzo della disuguaglianza

Le conseguenze della disparità economica si riflettono concretamente sul benessere fisico dei minori che crescono nei contesti più vulnerabili. Secondo il report, i bambini che vivono in paesi con forti squilibri di reddito hanno una probabilità 1,7 volte superiore di soffrire di sovrappeso, spesso a causa di diete economiche poco equilibrate. In Italia il dato si traduce in abitudini quotidiane molto diverse a seconda della fascia sociale di appartenenza: soltanto il 22% dei giovani meno abbienti consuma verdura ogni giorno, contro il 39% dei coetanei più agiati. Sul fronte opposto, il consumo di bevande zuccherate raggiunge il 18% nelle famiglie a basso reddito, superando di sei punti percentuali il dato registrato nelle classi più benestanti.

Istruzione e prospettive future a rischio

La frattura economica si estende anche all’ambito scolastico, compromettendo il percorso formativo e le opportunità future di molti ragazzi. Tra i quindicenni italiani provenienti da famiglie agiate, l’84% raggiunge le competenze di base in matematica e lettura, mentre la stessa soglia viene raggiunta appena dal 45% dei coetanei in condizioni di povertà. Uno scarto di 39 punti percentuali che testimonia come la disuguaglianza di reddito limiti l’accesso a strumenti formativi adeguati, alimentando il rischio di abbandono scolastico precoce. Nei paesi con elevata disparità, il 65% dei bambini rischia di non acquisire le competenze minime necessarie per affrontare il mercato del lavoro.

La posizione dell’Italia e le raccomandazioni dell’Unicef

Nel quadro complessivo del benessere infantile, l’Italia si posiziona al dodicesimo posto su trentasette paesi, ma scende al venticinquesimo posto quando si considerano esclusivamente le competenze pratiche acquisite. Nonostante il 23,2% dei bambini italiani viva sotto la soglia di povertà relativa, gli adolescenti mostrano livelli relativamente discreti di soddisfazione per la propria vita quotidiana. Per invertire questa tendenza, l’Unicef esorta i governi a potenziare i sussidi per l’infanzia, a investire nelle infrastrutture dei quartieri degradati e a garantire pasti scolastici nutrienti. Solo attraverso interventi strutturali sulla protezione sociale e sul salario minimo sarà possibile contenere l’impatto della povertà sulla salute e sul futuro dei più giovani.

A cura della redazione

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