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La scoperta della Nasa che mette in allarme i Mondiali 2026

L'impianto che ospiterà la cerimonia d'apertura dei Mondiali 2026 sprofonda di un centimetro e mezzo ogni mese: la Nasa monitora la situazione con un radar spaziale

by Davide Cannata
stadio azteca ph ig

Lo stadio Azteca di Città del Messico è finito sotto la lente della Nasa: i rilevamenti satellitari hanno confermato che l’impianto sta cedendo a un ritmo di un centimetro e mezzo al mese. Una notizia che arriva a poche settimane dall’11 giugno, data in cui il leggendario stadio ospiterà la gara inaugurale dei Mondiali tra Messico e Sudafrica. Lo stesso terreno dove nel 1986 Diego Armando Maradona realizzò il celebre gol della «mano di Dio» è oggi al centro di un monitoraggio spaziale senza precedenti per un’arena calcistica.

Il satellite Nisar e il fenomeno del cedimento

A fare chiarezza sul fenomeno è Marin Govorcin, scienziato del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che ha dichiarato: «Città del Messico sta sprofondando principalmente a causa dell’acqua sotterranea dalla falda acquifera sottostante: viene pompata a un ritmo che supera di gran lunga la ricarica naturale dovuta alle precipitazioni. Man mano che l’acqua viene prelevata, la falda acquifera si compatta sotto il peso della città sovrastante». Per tracciare ogni minimo spostamento del suolo viene impiegato il satellite Nisar, un potente radar spaziale capace di rilevare variazioni anche impercettibili sulla superficie terrestre. Stando a quanto riportato dal Daily Mail, l’abbassamento interessa non solo lo stadio ma l’intera capitale, compresa la statua dell’Angelo dell’Indipendenza, alta 35 metri, per raggiungere il cui basamento sono stati aggiunti di recente ben 14 gradini in più.

Una città che affonda: le conseguenze sull’infrastruttura urbana

Il quadro tracciato dagli esperti è preoccupante su scala più ampia. Efraín Ovando Shelley, ingegnere dell’Università nazionale autonoma del Messico, ha sottolineato che il problema «colpisce l’intera infrastruttura urbana della città: le strade, le tubature per la distribuzione dell’acqua, l’approvvigionamento idrico, le condotte fognarie». La soluzione teorica sarebbe semplice ma impraticabile: smettere di estrarre acqua dalla falda. «E se interrompiamo l’estrazione dell’acqua, che acqua berremo? La battuta ricorrente è che se non potremo bere acqua, berremo tequila», ha ironizzato lo stesso Shelley. Una città da 10 milioni di abitanti non può certo privarsi della propria fonte idrica principale, e trovare soluzioni strutturali alternative richiede tempi ben più lunghi di quelli che restano prima del fischio d’inizio.

L’Azteca tra vandalismi e partite mondiali

Ai problemi geologici si sommano quelli causati dall’uomo. Diversi video circolanti online mostrano tifosi intenti a staccare pezzi delle tribune dell’Azteca — impianto che può contenere oltre 87 mila spettatori — per portarsi a casa dei souvenir. In altri filmati, risalenti a poche settimane fa, si vedono invece porzioni delle tribune recentemente ristrutturate che si sgretolano. Non è certo l’immagine migliore per uno stadio inaugurato nel 1966 e sede di ben due finali mondiali: nel 1970 Brasile-Italia e nel 1986 Argentina-Germania Ovest. L’Azteca è chiamato ad ospitare cinque partite del torneo — tre della fase a gironi, una dei trentaduesimi e una dei sedicesimi di finale — oltre a una delle tre cerimonie di apertura, con 90 minuti di esibizioni di artisti locali e internazionali direttamente in campo.

A cura della redazione

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