Il panorama della migrazione previdenziale in Europa sta vivendo una trasformazione silenziosa ma profonda. Le mete storiche del Sud del continente cedono il passo a nuove destinazioni orientali, e tra queste spicca la Slovacchia, che si sta affermando come la soluzione più vantaggiosa per i pensionati italiani in cerca di una fiscalità leggera e stabile.
Bratislava e l’aliquota zero: perché la Slovacchia batte il Portogallo
Per anni il Portogallo ha rappresentato il punto di riferimento per chi voleva ridurre il carico fiscale sulla propria pensione trasferendo la residenza all’estero. Oggi, dopo una serie di modifiche normative che hanno progressivamente eroso i vantaggi offerti ai nuovi arrivati, quella stagione sembra chiudersi. Al suo posto emerge con decisione la Slovacchia: una nazione che non offre spiagge o clima mediterraneo, ma compensa con qualcosa di più concreto per chi pianifica il futuro finanziario. L’ordinamento fiscale slovacco prevede un’aliquota dello 0% sulle pensioni ordinarie, senza scadenze né limiti di tempo. Si tratta di una garanzia strutturale e permanente, ben diversa dai regimi temporanei che hanno caratterizzato altre esperienze europee. Per un pensionato italiano abituato a subire la tassazione progressiva Irpef tra il 23% e il 43% del lordo, il trasferimento a Bratislava si traduce in un incremento immediato e sensibile del potere d’acquisto mensile.
La convenzione del 1983: il fondamento giuridico dell’esenzione
Il meccanismo che rende possibile questo risparmio fiscale non è un escamotage creativo, ma poggia su una base giuridica internazionale solida: la Convenzione bilaterale del 1983 stipulata tra Italia e la ex Cecoslovacchia, tuttora in vigore con la Slovacchia. L’articolo 18 del trattato stabilisce che le pensioni derivanti da lavoro privato sono tassabili esclusivamente nello Stato di residenza del beneficiario. Una volta trasferita la residenza fiscale in Slovacchia, l’Inps eroga la pensione al lordo di qualsiasi trattenuta italiana. L’amministrazione slovacca acquisisce la potestà impositiva ma, applicando la propria aliquota interna pari a zero, non trattiene nulla. Il risultato è un guadagno netto pieno, legale e conforme agli ordinamenti di entrambi i Paesi. È bene precisare che questo vantaggio riguarda esclusivamente gli ex dipendenti privati, gli artigiani, i commercianti e i professionisti iscritti alla gestione separata o a casse autonome. Gli ex dipendenti pubblici, invece, rientrano nell’articolo 19 della stessa convenzione, che mantiene la potestà fiscale in capo allo Stato erogante. L’unica via percorribile per questi ultimi consiste nell’ottenere la cittadinanza slovacca rinunciando a quella italiana, sciogliendo così il vincolo fiscale con Roma.
Il percorso burocratico: quattro fasi per ottenere la pensione lorda
Accedere a questo regime fiscale agevolato richiede il completamento di un iter preciso, articolato in quattro fasi operative distinte. La prima consiste nel richiedere all’Inps una certificazione ufficiale che attesti la natura privata del trattamento previdenziale. La seconda impone il trasferimento fisico in Slovacchia per almeno 183 giorni nell’anno solare, comprovato dalla stipula di un contratto di affitto a lungo termine oppure dall’acquisto di un immobile residenziale. Le autorità di frontiera slovacche rilasciano a quel punto la carta di soggiorno UE che formalizza la stabilità del domicilio. La terza fase prevede l’iscrizione all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) entro 90 giorni dal trasferimento. La fase conclusiva richiede la compilazione del modello EP-I/IT, che deve essere vidimato dalle autorità fiscali di Bratislava e successivamente trasmesso all’Inps per interrompere le ritenute alla fonte e avviare l’erogazione su base interamente lorda. Un percorso rigoroso, ma del tutto trasparente e privo di qualsiasi forma di elusione fiscale.
A cura di Viola Bianchi
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