Dopo l’esame di maturità, molti neodiplomati vivono momenti di forte confusione. Solo tre su dieci dichiarano di avere le idee chiare sul proprio futuro. L’orientamento scolastico, grazie alla riforma legata al PNRR, mostra però i primi risultati positivi, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. A rivelarlo sono due indagini promosse da Gi EDU, in collaborazione con Skuola.net e la Fondazione ANP (Associazione Nazionale Presidi).
Secondo i dati, il 50% dei maturandi considera poco utili le attività svolte e solo il 3% dei Dirigenti scolastici ritiene che i docenti abbiano le competenze necessarie per accompagnare i ragazzi in questa fase cruciale. Cosa fare dopo la maturità? Una domanda che resta centrale per il futuro professionale e personale dei giovani.
Osservatori e riforme: i numeri dell’orientamento

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L’Osservatorio Giovani e Orientamento, condotto da Skuola.net insieme a Gi EDU (divisione di Gi Group), ha raccolto le testimonianze di mille studenti sulle prospettive post diploma. I risultati mettono in luce un divario tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle possedute dai giovani, sintomo di un mismatch che ostacola l’ingresso nel mondo professionale.
Nonostante ciò, emerge una lieve inversione di tendenza: più studenti hanno oggi le idee chiare rispetto al 2023, e si riduce il timore di finire tra i NEET. A supporto, la Fondazione Gi Group ha creato il laboratorio Dedalo, che monitora costantemente il fenomeno. Un contributo significativo arriva anche dalla recente riforma che obbliga a 30 ore annue di affiancamento per gli studenti delle classi finali delle scuole secondarie.
Le sfide dell’orientamento scolastico in Italia
Secondo un’ulteriore ricerca di Gi EDU e Fondazione ANP, su 300 Presidi intervistati, la maggior parte sottolinea che l’orientamento resta troppo teorico e legato a momenti informativi generici. Molti studenti avrebbero preferito attività pratiche, visite in aziende, incontri con esperti e testimonianze di professionisti.
Il tema della qualità rimane critico: solo il 17% degli studenti giudica “molto utili” i percorsi svolti, mentre oltre la metà li considera poco o per nulla efficaci. Anche i docenti mostrano difficoltà: appena il 3% viene ritenuto realmente preparato ad accompagnare i giovani. Per questo, cresce il ricorso a professionisti esterni come imprese, enti di formazione, agenzie per il lavoro e centri per l’impiego.
Come sottolinea Alessandro Nodari, “la riforma dell’orientamento ha dato nuova linfa a un settore che la scuola conosce bene ma che fatica a sviluppare. Per guidare i ragazzi nelle scelte future serve maggiore competenza da parte dei docenti e un sostegno concreto da esperti del settore”.
A cura di Davide Cannata
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