Home Daynews24Ambra Angiolini: i ricordi di una giovinezza vissuta sotto i riflettori

Ambra Angiolini: i ricordi di una giovinezza vissuta sotto i riflettori

Dalle insicurezze dell'adolescenza alla serenità di oggi: l'emozionante percorso di crescita di un volto televisivo amatissimo

by Davide Cannata
ambra angiolini ph ig

Ambra Angiolini si racconta con grande sincerità durante l’intervista a Stories su Sky TG24, ripercorrendo una vita segnata da successi precoci, momenti difficili e nuove ripartenze. L’attrice torna agli inizi con Non è la Rai, il programma che la rese uno dei volti più amati della televisione italiana, svelando un retroscena singolare: dopo il provino, la produzione non riuscì a contattarla a causa di un errore nel numero di telefono annotato frettolosamente. Solo grazie all’intervento dell’insegnante di danza fu possibile rintracciarla, permettendo così a quella giovane ragazza di intraprendere un percorso destinato a segnare gli anni Novanta.

Il prezzo del successo e la rinascita

Il successo arrivato in piena adolescenza non fu privo di conseguenze. Ambra racconta il momento in cui si rese conto che la televisione restituiva un’immagine di sé lontana da quella reale. Sentiva di aver perso il controllo della propria identità pubblica e decise di fermarsi, scegliendo di recuperare il diritto di essere semplicemente se stessa. Nel suo racconto emergono anche le ferite più profonde, tra cui gli anni segnati dalla bulimia, descritta come una malattia da affrontare sentendosi accolti e mai giudicati. *Una malattia da cui si può uscire solo sentendosi accolti e mai giudicati*. Una svolta importante arrivò con la nascita della figlia Jolanda, che le offrì una nuova prospettiva, trasformando il rapporto con il proprio corpo e con la vita.

Tra quotidianità e sguardo al futuro

Tra gli aspetti più curiosi della sua quotidianità, Ambra confessa una particolare abitudine: dedicarsi alle pulizie più impegnative, come forno, armadi e cambi di stagione. Un gesto che associa al bisogno di ritrovare ordine e serenità, probabilmente legato all’educazione ricevuta in una famiglia dove il senso di responsabilità era centrale. Oggi guarda al futuro con ironia e leggerezza, immaginando che persino al suo funerale qualcuno possa cantare T’appartengo, il brano simbolo della sua carriera. Stavolta, però, assicura che non si arrabbierà. È l’immagine di una donna che ha fatto pace con il proprio passato, trasformando ogni esperienza in parte integrante della propria identità.

A cura della redazione

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