Il Campamac di Barbaresco apre un nuovo capitolo della propria storia, rafforzando il legame con le tradizioni gastronomiche delle Langhe e introducendo importanti novità nella proposta culinaria. L’osteria, nata nel 2017 dall’intuizione dello chef Maurilio Garola e dell’imprenditore Paolo Dalla Mora, si presenta oggi con ambienti rinnovati e una nuova direzione ai fornelli, affidata ad Antonio Zaccardi. Un cambiamento che punta a consolidare il carattere del ristorante senza rinunciare alla filosofia che ne ha accompagnato la crescita: materie prime selezionate, cucina autentica e valorizzazione del patrimonio enogastronomico piemontese.
Il nome stesso del locale racchiude lo spirito dell’iniziativa. Nel dialetto piemontese, infatti, Campamac richiama l’esortazione «Mettine ancora, dacci dentro», un invito all’energia e alla generosità che Maurilio Garola rivolge anche ai collaboratori della propria brigata. Una filosofia che si traduce in un’esperienza gastronomica fondata sul piacere della condivisione e sulla volontà di offrire agli ospiti una cucina ricca di personalità.
Antonio Zaccardi torna nelle Langhe dopo importanti esperienze
La principale novità riguarda l’ingresso di Antonio Zaccardi alla guida della cucina. Originario dell’Abruzzo, lo chef porta con sé un percorso professionale maturato in alcune delle realtà più significative della ristorazione italiana. Particolarmente importante il periodo trascorso al Piazza Duomo di Alba, dove ha lavorato per dodici anni accanto allo chef Enrico Crippa, approfondendo tecniche, sensibilità gastronomica e conoscenza delle eccellenze locali. Successivamente ha proseguito la propria carriera in Puglia, al ristorante Pashà.
Il ritorno nel territorio albese rappresenta quindi un passaggio significativo. Zaccardi raccoglie l’eredità culinaria del Campamac con l’obiettivo di svilupparla attraverso una proposta capace di coniugare tradizione, precisione tecnica e interpretazione contemporanea, mantenendo riconoscibili i sapori e l’identità dei prodotti.
La brace resta protagonista della proposta gastronomica
Nonostante il rinnovamento, il Campamac conserva uno dei suoi elementi più rappresentativi: la centralità della carne e delle preparazioni alla brace. La ricerca delle migliori materie prime continua a orientare le scelte della cucina, con particolare attenzione alle produzioni piemontesi e alle specialità che raccontano la storia gastronomica regionale. Accanto alle eccellenze locali trovano spazio ingredienti e tagli provenienti anche da altri territori, selezionati per qualità e caratteristiche organolettiche.
Questa impostazione prosegue il lavoro avviato da Maurilio Garola, figura di riferimento della ristorazione delle Langhe e legato allo stellato La Ciau del Tornavento di Treiso. Insieme a Paolo Dalla Mora, lo chef ha costruito un locale nel quale la tradizione dell’osteria piemontese incontra una particolare attenzione alla qualità dell’esperienza gastronomica.
Una cantina dedicata alle grandi espressioni del territorio
Un altro pilastro dell’identità del Campamac è rappresentato dal vino, protagonista dell’esperienza a tavola tanto quanto la cucina. La cantina dedica uno spazio privilegiato alle etichette delle Langhe, con un’attenzione speciale al Barbaresco, denominazione profondamente legata alla storia e al paesaggio del territorio. La scelta delle bottiglie e la cura degli abbinamenti contribuiscono a valorizzare ogni portata, offrendo agli ospiti un percorso attraverso le principali espressioni della cultura vitivinicola locale.
Alfredo Voci e il valore dell’accoglienza
A completare il nuovo corso del ristorante interviene il lavoro di Alfredo Voci, general manager del Campamac, impegnato nel coordinamento dell’ospitalità e del servizio. La sala assume un ruolo fondamentale nel rapporto con la clientela, attraverso un’accoglienza attenta, la presentazione delle preparazioni e la capacità di accompagnare gli ospiti nella scelta dei vini.
Con il rinnovamento degli spazi e l’arrivo di Antonio Zaccardi, il Campamac conferma dunque la volontà di evolversi senza perdere le proprie radici. Una nuova stagione che mette al centro la qualità della cucina, il patrimonio enologico delle Langhe e il piacere della convivialità, consolidando il legame tra il ristorante e uno dei territori più rappresentativi dell’enogastronomia italiana.
A cura di Nora Taylor
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