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Le nuove priorità della cybersecurity aziendale in Italia

Scopriamo quali sono i pilastri fondamentali per difendere le infrastrutture tecnologiche dalle offensive digitali più sofisticate

by Davide Cannata
roberto bonzio

La cybersecurity è ormai una priorità strategica per il 74% delle aziende italiane, inserita in un contesto globale in cui la spesa per la sicurezza supererà i 308 miliardi di dollari nel 2026 (+11,8%), con una proiezione fino a 430 miliardi entro il 2029 (+39,6%). Questo incremento è legato alla necessità di contrastare attacchi sempre più sofisticati e automatizzati. Secondo il report di Noesis – Richmond Executive Observatory in collaborazione con BVA Doxa e Ipsos Doxa, emerge però una forte differenza tra grandi imprese, con fatturati oltre i 500 milioni e sistemi avanzati di protezione, e realtà più piccole sotto i 25 milioni, ancora esposte e meno digitalizzate.

Nel panorama attuale, la distinzione non riguarda più chi subisce un attacco informatico, ma chi riesce a reagire rapidamente limitando i danni. I cyber attacchi possono infatti bloccare intere filiere produttive e influenzare la crescita economica di interi Paesi. In questo scenario, la cyber resilience diventa un elemento centrale nella governance aziendale, incidendo direttamente sulla continuità operativa e sugli investimenti.

L’adozione dell’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questa corsa alla sicurezza: se il 77% delle organizzazioni utilizza l’IA per difendersi, allo stesso tempo i cybercriminali la impiegano su larga scala per attacchi automatizzati. Una dinamica che trasforma il settore in una vera competizione tecnologica globale.

Il cambio di paradigma emerso a Rimini

Il tema della cyber resilience è stato al centro della Spring Edition del Richmond Cyber Resilience Forum 2026, ospitato a Rimini e dedicato a CISO, decision maker IT e provider di sicurezza. Durante l’evento è emersa chiaramente la necessità di un cambiamento culturale: non basta più puntare su barriere tecnologiche, ma occorre prepararsi a gestire il rischio e a garantire la continuità del business.

“I dati della nostra ricerca parlano chiaro: la consapevolezza dei manager è altissima, ma deve tradursi in un cambio di paradigma culturale. Proteggere un’azienda oggi non significa più arroccarsi dietro un muro digitale sperando di essere impenetrabili, significa accettare il rischio e strutturarsi per resistere all’impatto. La cyber resilience è entrata di diritto nell’agenda dei board aziendali perché non definisce solo il livello di sicurezza, ma la sopravvivenza stessa del business e la capacità di generare valore anche in situazioni di crisi”, ha dichiarato Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia.

Al centro del dibattito anche il ruolo decisivo del fattore umano. Le sessioni del Forum hanno approfondito i meccanismi psicologici che spesso favoriscono le violazioni aziendali. Roberto Bonzio, giornalista e ideatore di Italiani di Frontiera, ha evidenziato l’importanza di sviluppare una nuova consapevolezza digitale. “Cittadinanza digitale significa essere cittadini consapevoli delle opportunità e dei rischi dell’utilizzo di tutti gli strumenti del digitale. Ci richiede consapevolezza, fantasia, ma anche la capacità all’occorrenza di dubitare, di essere scettici”.

Le cinque strategie delle aziende italiane

Dall’analisi del Noesis – Richmond Executive Observatory con BVA Doxa emerge una classifica delle principali azioni adottate dalle imprese italiane per rafforzare la propria cyber resilience:

Conformità normativa e standard di sicurezza (69%): molte aziende adottano regolamenti e framework internazionali come GDPR, ISO 27001 e NIS2 per consolidare la governance.

Soluzioni ransomware (67%): vengono implementati sistemi di backup e piani di risposta per contenere gli effetti degli attacchi ransomware.

Formazione del personale (63%): cresce l’attenzione verso la preparazione dei dipendenti attraverso corsi dedicati alla sicurezza informatica.

Controllo degli accessi e protezione tecnica (58%): si diffonde l’uso di autenticazione a più fattori e sistemi avanzati di crittografia.

Vigilanza attiva e rilevamento delle minacce (57%): molte aziende monitorano costantemente le proprie infrastrutture con strumenti di detection evoluti.

Solo il 5% delle aziende dichiara di non adottare alcuna di queste misure. In conclusione, come sottolineato da Claudio Honegger, “la vera resilienza aziendale nasce dalla capacità di integrare competenze trasversali, mantenere uno sguardo curioso e allenare continuamente il pensiero laterale. Nell’era dell’intelligenza artificiale, la tecnologia da sola non basta: serve un’intelligenza sempre più umana”.

A cura di Viola Bianchi

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