L’arresto dei cinque appartenenti alla Polizia Locale e le accuse della Procura
Un’operazione interna, condotta in tempi rapidi e con grande efficacia dai medesimi appartenenti al corpo, ha portato a galla un grave scandalo nell’organico della Polizia Locale di Milano. Le forze dell’ordine hanno tratto in arresto un commissario e quattro agenti, ritenuti responsabili di aver messo in piedi una vera e propria “squadretta” operativa dedita alla redazione di verbali falsi, all’esecuzione di fermi illegittimi e all’appropriazione indebita di denaro durante gli interventi di servizio. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari Elio Sparacino su istanza del pubblico ministero Giovanni Tarzia, contesta reati di notevole gravità quali peculato, arresto illegale e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.
I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti dai colleghi del Reparto Radiomobile della sede di Piazza Beccaria. Il provvedimento ha aperto le porte della sezione protetti del carcere di San Vittore per la commissaria quarantatreenne Ilenja Sabato e per quattro agenti: il ventottenne Mattia Rignanese, il ventisettenne Denni Dileo, il trentacinquenne Rosario Piscopo e il cinquantaquattrenne Vincenzo Compagnone. Per quest’ultimo si aggiunge una nuova vicenda giudiziaria, risultando già a processo con l’accusa di lesioni aggravate e falso per il pestaggio della donna transgender Bruna, avvenuto a Milano il 24 maggio 2023.
I cinque indagati sono stati condotti in carcere per sventare i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, poiché gli inquirenti ritengono che non si sia trattato di un episodio isolato, bensì di una condotta illecita consolidatasi nel tempo.
L’operazione del 16 luglio a Corsico e la falsificazione dei verbali
L’attività investigativa ha preso il via in seguito all’esposto presentato dall’avvocato di un cittadino nordafricano, fermato il 16 luglio con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i componenti della squadra avrebbero pianificato a tavolino un blitz antidroga, attirando il presunto spacciatore all’interno di un parcheggio situato in Viale Liberazione a Corsico, comune dell’area metropolitana milanese situato al di fuori della giurisdizione della Polizia Locale di Milano.
Per realizzare il fermo, l’unità si sarebbe servita dell’aiuto di una donna estranea all’amministrazione, impiegata come finta acquirente e posta alla guida di un’automobile civetta del corpo senza averne alcun diritto. Dopo il passaggio di circa cinquecento grammi di hashish a fronte del saldo di millequattrocentocinquanta euro, gli agenti sono usciti allo scoperto bloccando l’uomo. Durante le fasi del controllo, la somma consegnata per la compravendita della droga sarebbe stata trattenuta dagli agenti senza venire sequestrata né menzionata nella documentazione di servizio, delineando l’ipotesi di peculato.
Al fine di coprire il blitz condotto fuori dai confini comunali e celare le irregolarità commesse, gli indagati avrebbero redatto atti contenenti dichiarazioni del tutto non veritiere. Nel verbale di arresto sottoscritto dalla commissaria Sabato e dagli altri agenti è stato dichiarato che l’intervento si era svolto a Milano, precisamente in via Lodovico il Moro 201, inventando una presunta reazione violenta del fermato e un tentativo di fuga del tutto inesistenti. Inoltre, è stato falsamente attestato il rinvenimento dello stupefacente nel veicolo dell’uomo a seguito di una perquisizione.
Il momento decisivo dell’inchiesta si è verificato quando i legali dell’arrestato hanno richiesto di visionare i filmati delle telecamere di videosorveglianza nell’area del fermo. Le registrazioni del parcheggio di Corsico hanno smentito punto su punto la versione fornita dagli agenti, ricostruendo l’effettiva dinamica dello scambio e confermando quanto dichiarato dall’indagato. Inoltre, le verifiche tecniche hanno fatto emergere che la telecamera di sicurezza posizionata vicino al distributore di carburante in via Lodovico il Moro a Milano risultava stranamente ruotata verso un’altra direzione durante l’orario indicato nel verbale.
Gli approfondimenti investigativi, le parole del comandante e la linea della difesa
All’interno del provvedimento cautelare, il giudice per le indagini preliminari ha messo in luce l’estrema gravità delle condotte, evidenziando come la privazione della libertà di un cittadino sia derivata da documenti fabbricati ad arte proprio da chi era preposto a far rispettare la legge. Nonostante l’attuale misura restrittiva sia riferita alle vicende del 16 luglio, la Procura sta allargando gli accertamenti ad altri interventi effettuati negli ultimi mesi dallo stesso gruppo. L’ipotesi di chi indaga è che il gruppo operasse abitualmente con un preciso schema per alterare le verifiche sul territorio, appropriandosi di somme o beni non registrati nelle relazioni ufficiali.
Il comandante della Polizia Locale di Milano, Gianluca Mirabelli, ha commentato la vicenda con fermezza, sottolineando come l’esito delle indagini sia giunto in soli quindici giorni grazie al lavoro svolto dall’interno del corpo sotto la direzione della magistratura. Mirabelli ha definito l’accaduto doloroso ma fondamentale per mostrare la capacità di reazione e la ferma intolleranza verso i comportamenti illeciti, precisando che le responsabilità dei singoli non possono macchiare il lavoro e l’onore degli oltre tremila e trecento appartenenti al corpo.
Sul versante difensivo, i legali di tre dei cinque appartenenti coinvolti hanno auspicato cautela e riservatezza, ricordando che gli addebiti costituiscono attualmente ipotesi d’accusa che dovranno essere vagliate nelle sedi opportune. La difesa ha ribadito la validità del principio della presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva, confermando la totale fiducia nell’operato della magistratura in vista dei prossimi interrogatori di garanzia dinanzi al giudice per le indagini preliminari.
A cura della redazione
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