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Spesa e rincari: cosa cambia davvero tra gli scaffali

Dietro i cambiamenti nel carrello della spesa si nascondono differenze inaspettate tra i prodotti che acquistiamo ogni giorno al supermercato

by Davide Cannata
ph web calice vino rosso bottiglia uva

Il costo della spesa alimentare per le famiglie italiane ha registrato una rilevante impennata nell’ultimo quinquennio. In base a una simulazione condotta da Il Sole 24 Ore su un campione di 31 prodotti alimentari, l’esborso settimanale sostenuto da una coppia con un figlio è passato da 100 a 129,50 euro tra luglio 2021 e luglio 2026. Questo incremento del 29,5% supera nettamente il 21,1% dell’inflazione generale registrata nel medesimo intervallo. All’interno del punto vendita si distinguono tuttavia i cosiddetti “alimenti rifugio”, ovvero beni che hanno mostrato una tenuta migliore di fronte alla svalutazione, accumulando rincari sensibilmente inferiori rispetto alla media generale.

Le impennate più marcate tra ortofrutta, caffè e condimenti

Sul fronte dei rincari più consistenti, la dinamica dei prezzi si rivela particolarmente gravosa. La vetta degli aumenti appartiene alle zucchine, salite del 51% rispetto a luglio 2021 fino a raggiungere i 2,19 euro al chilo. A brevissima distanza si posiziona il caffè tostato, passato da 11,64 a 17,55 euro al chilo con una crescita del 50,9%. Dinamica analoga per l’olio extravergine d’oliva, salito da 4,73 a 6,97 euro al litro (+47%), mentre l’olio di girasole si limita a un rincaro del 26,1%. Forti aumenti interessano anche le fragole (+48,1%), i pomodori (+45,4%) e le patate (+43,5%). Una recente rilevazione dell’Istat a luglio 2026 indica tuttavia un’inflazione generale al 2,9% su base annua e una crescita dei prezzi del carrello della spesa dell’1%: un rallentamento della corsa, a fronte però di listini rimasti su vette elevate.

La tenuta dei beni rifugio tra vino, frutta e prima colazione

Nel comparto opposto emergono diversi prodotti capaci di limitare le oscillazioni. L’esempio più significativo è il vino da tavola, che con un prezzo di 1,93 euro per 100 centilitri registra un rialzo di appena l’1,8%, configurandosi come la voce meno rincarata in assoluto. Nel settore ortofrutticolo, le mele Golden evidenziano un aumento contenuto al 13,8%, seguite dalle banane con un incremento limitato al 14,1%. Anche i consumi della mattina mantengono una discreta stabilità: i cereali segnano un +16,9%, il miele un +19,2% e il latte fresco si attesta al 20,9%, posizionandosi appena al di sotto della soglia di riferimento del 21,1%. Tra le altre categorie, la birra registra una crescita del 17,1% e il cioccolato in tavolette del 18,9%, difendendo le quotazioni nonostante le tensioni sulle materie prime internazionali.

Le ragioni dei rincari e il persistere dei prezzi elevati

Le discrepanze tra i vari listini dipendono dall’interazione di molteplici fattori: rese della produzione agricola, costi di energia e trasporti, andamento meteoclimatico, disponibilità e andamento globale delle commodity, oltre ai costi industriali. Negli ultimi anni il quadro è stato appesantito dalle vicende geopolitiche, a partire dall’invasione russa dell’Ucraina che ha scatenato la crisi energetica in Europa, seguita da ulteriori tensioni su carburanti, petrolio e logistica. Si aggiunge l’impatto del cambiamento climatico con siccità, precipitazioni anomale e temperature estreme sui raccolti. Sul 2026 grava inoltre l’intensificazione di El Niño: un rapporto del Climate Prediction Center citato da Tgcom24 indica una probabilità del 69% di un fenomeno eccezionalmente severo tra ottobre e dicembre. Sebbene l’inflazione stia decelerando, ciò indica solo una crescita più lenta e non un calo dei prezzi, lasciando il consumatore a confrontarsi con i livelli record raggiunti, dove a proteggere il carrello non sono i beni di lusso ma banane, cioccolato e vino.

A cura della redazione

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