Frequentare un ateneo italiano, iscriversi a un master di prestigio o completare una specializzazione all’estero comporta spese sempre più elevate, difficili da affrontare in un’unica soluzione per molte famiglie. Per distribuire l’impegno economico nel tempo, sempre più giovani ricorrono ai finanziamenti garantiti dallo Stato, destinati a coprire le spese legate al percorso formativo.
La crescita delle richieste è confermata dai dati più recenti: in poco più di due mesi sono state presentate 1.014 domande attraverso il Fondo studio. Lo strumento è gestito dalla Consap per conto del Ministero dell’economia e delle finanze e permette di garantire fino al 70% dell’importo concesso dagli istituti bancari ai giovani ritenuti meritevoli.
La maggior parte delle richieste arriva da Sicilia, Campania e Puglia. A presentarle sono studenti iscritti a corsi triennali e magistrali, a percorsi Its academy e a programmi di studio internazionali.
Le nuove regole e gli importi
L’impennata delle domande è legata all’entrata in vigore del decreto interministeriale di riforma, pubblicato all’inizio dell’anno nella Gazzetta ufficiale. Il provvedimento ha introdotto procedure digitalizzate e ha innalzato i limiti di finanziamento.
Gli studenti possono ottenere fino a 15mila euro all’anno, per un importo complessivo massimo di 50mila euro. Per chi frequenta corsi di studio accreditati all’estero, il tetto può arrivare a 70mila euro.
L’accesso al fondo è vincolato a precisi requisiti di merito. Tra questi figurano il voto minimo di 75/100 alla maturità oppure di 100/110 al termine della laurea triennale.
Un modello ancora in evoluzione
Il rimborso prevede un periodo di preammortamento di trenta mesi dall’ultima rata. La restituzione del finanziamento può poi essere distribuita su un periodo compreso tra tre e quindici anni.
Sono attualmente otto le banche aderenti all’iniziativa. La convenzione con Cassa depositi e prestiti ha però l’obiettivo di coinvolgere più di 200mila studenti nei prossimi anni.
Con questa formula, l’Italia prova ad avvicinarsi ai sistemi internazionali nei quali il prestito d’onore è già una pratica diffusa tra milioni di universitari. Negli Stati Uniti, il debito studentesco complessivo ha raggiunto 1.810 miliardi di dollari, mentre l’esposizione media supera i 37mila dollari per persona.
Il Regno unito presenta il livello più alto di indebitamento pro capite in Europa, con una media di 53mila sterline a carico di ogni laureato inglese nel 2025. Anche nel resto del continente i modelli sono diversi: nei Paesi bassi il debito complessivo ammonta a 29 miliardi, mentre nei Paesi scandinavi prevale un sistema di welfare più protettivo.
In Norvegia e Danimarca l’istruzione resta gratuita, ma circa la metà degli studenti ricorre a piccoli prestiti per affrontare l’alto costo della vita. L’Australia lega invece la restituzione al reddito: il debito medio, pari a 27.640 dollari locali, viene rimborsato soltanto dopo il superamento di determinate soglie salariali.
Gli ultimi dati dell’Ocse descrivono quindi un’Italia ancora nelle fasi iniziali della costruzione di un sistema strutturato di credito per gli studi. Gli importi disponibili sono inferiori a quelli del Regno unito e degli Stati Uniti, ma il nuovo strumento segna comunque un passaggio rilevante per il diritto allo studio. La formazione può così essere affrontata con maggiore autonomia economica, rinviando il pagamento della laurea ai primi anni di attività professionale.
A cura della redazione
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