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Australia, sepoltura ecologica: bare vegetali in canapa e micelio

La struttura in micelio e canapa di Loop Biotech si dissolve in appena 45 giorni, arricchendo il suolo di azoto e minerali anziché impoverirlo con vernici chimiche

by Davide Cannata
Funghi ph Pexels

Nel suggestivo contesto delle Blue Mountains, nello stato del Nuovo Galles del Sud, si è svolto un rito funebre destinato a ridefinire gli standard del settore cimiteriale contemporaneo. Carolyn, scomparsa nei primi giorni di settembre all’età di oltre settant’anni, è stata la prima cittadina in Australia a ricevere una sepoltura all’interno di un feretro organico interamente sviluppato dal micelio dei funghi. Le esequie hanno avuto principio a Faulconbridge per poi concludersi presso l’area cimiteriale di Springwood, tramutando il distacco terreno in una concreta opportunità di rigenerazione ecologica per il suolo.

La nascita del feretro biologico ideato da Loop Biotech

Questo cambio di passo affonda le radici nel lavoro della realtà olandese Loop Biotech, fondata dal designer e ricercatore Bob Hendrikx. Il dispositivo, denominato Loop Living Cocoon, non segue le consuete catene industriali bensì viene letteralmente fatto germogliare. La fabbricazione sfrutta l’intreccio naturale del micelio unito a residui vegetali di canapa, adagiati all’interno di una sagoma in ambienti a microclima controllato. Durante una singola settimana, la fitta trama fungina avvolge i residui organici, generando una struttura robusta ma dal peso di appena una trentina di chilogrammi. Lo spazio interno accoglie spesso un morbido strato di muschio fresco, escludendo del tutto colle sintetiche, lacche, viti, chiodi o elementi in metallo.

La differenza nei confronti delle cassefunebri consuete in legno massiccio, impermeabilizzate con vernici e tenute insieme da parti metalliche che necessitano persino di cinquant’anni per dissolversi rilasciando inquinanti, è evidente. La struttura miceliale interagisce immediatamente con la microflora e l’umidità del terreno, attivando processi che neutralizzano le sostanze tossiche e accompagnano la decomposizione. In circostanze ideali, il contenitore svanisce del tutto nel termine di quarantacinque giorni, arricchendo l’ambiente ipogeo con carbonio, azoto e preziosi elementi minerali.

Impatto ambientale e dinamiche funerarie in Australia

Il tema acquisisce una forte rilevanza sul territorio australiano, dove ogni anno si contano all’incirca duecentomila cerimonie funebri. Per contenere le spese e aggirare le complessità connesse all’acquisto di tombe a terra o loculi, quasi sette persone su dieci optano per la cremazione. Tuttavia, la termodistruzione dei corpi richiede ingenti volumi di gas e disperde mediamente oltre centoventi chilogrammi di anidride carbonica a sessione, oltre a particelle e vapori mercuriali provenienti dalle cure odontoiatriche. Tale impronta ecologica spinge studiosi e congiunti verso alternative a impatto zero.

Le motivazioni della famiglia di Carolyn rispecchiano fedelmente questa sensibilità. Il marito Donald ha ricordato come la consorte abbia speso l’esistenza a supporto del prossimo e della comunità locale, trovando assolutamente coerente trasformare le proprie spoglie in un lascito benefico per l’ambiente naturale. Questa evoluzione è confermata anche dalle ricerche dell’antropologa Hannah Gould dell’Università di Melbourne, la quale evidenzia come la secolarizzazione stia spingendo persone anziane e giovani a pianificare per tempo riti lontani da schemi standardizzati, preferendo l’idea tangibile di un ritorno alla terra rispetto al paradiso celeste.

Le metodologie emergenti e il futuro nel Nuovo Galles del Sud

La bara fungina costituisce un segmento di un moto più vasto di rinnovamento che attraversa il comparto dei servizi funebri nel mondo. Tra le opzioni all’avanguardia figura l’idrolisi alcalina, denominata altresì cremazione ad acqua, che scioglie i tessuti biologici con un apporto energetico limitato attraverso un composto riscaldato di idrossido di potassio liquido. Un’ulteriore strada è rappresentata dal compostaggio umano, in cui il corpo viene collocato in capsule ventilate insieme a paglia, trucioli ed erba medica, mutando nel giro di poche settimane in substrato fertile per piante e aree verdi. Nel Nuovo Galles del Sud è già al vaglio un progetto normativo mirato a legalizzare e disciplinare tale procedimento, prefigurando cimiteri concepiti come vere e proprie foreste vive.

A cura della redazione

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