Un intervento delle forze dell’ordine eseguito all’interno di un’abitazione residenziale situata nel quartiere Marconi a Roma ha portato all’arresto in flagranza di un docente e ricercatore dell’Università La Sapienza. L’indagine, scaturita dal monitoraggio di movimenti insoliti attorno allo stabile di via Marconi, ha consentito agli investigatori di perquisire l’intero appartamento, utilizzato regolarmente come teatro di incontri dedicati al chemsex. Durante il controllo nella cucina, gli agenti hanno scoperto, nascosto tra gli alimenti dentro una scatola ermetica di plastica, un quantitativo di sostanze stimolanti e metanfetamine pure per un peso complessivo di circa 19 grammi netti. Tale metodo di conservazione a basse temperature viene impiegato abitualmente per tutelare l’integrità chimica di composti sintetici particolarmente igroscopici o volatili in vista del consumo ravvicinato o della cessione durante i ritrovi.
La pericolosità della Monkey Dust e la gestione dei festini
Tra il materiale posto sotto sequestro è stata individuata la cosiddetta «droga della scimmia», denominata a livello internazionale Monkey Dust, una molecola appartenente alla famiglia dei catinoni sintetici di nuova generazione e strutturalmente affine a composti quali MDPV e alfa-PVP. Questi preparati agiscono bloccando la ricaptazione di dopamina e noradrenalina nel sistema nervoso centrale, producendo una disinibizione totale, l’azzeramento della fatica e un’esasperazione del desiderio sessuale utile a sostenere sessioni per decine di ore consecutive. Dal punto di vista clinico, il profilo tossicologico appare critico: l’assunzione può scatenare rapidamente forte agitazione psicomotoria, deliri paranoici, allucinazioni vivide, ipertermia maligna e scatti di aggressività violenta, inducendo una dipendenza fisica e psicologica più complessa da curare rispetto alle metanfetamine convenzionali.
L’immobile del docente fungeva da polo di riferimento per le cosiddette «feste di gruppo». L’accesso a questi eventi avveniva tramite il passaparola tra i frequentatori del circuito oppure attraverso il reclutamento su applicazioni di incontri geosociali e chat crittografate, dove specifici codici indicavano la disponibilità dei chems. Nelle stanze dell’appartamento, gli stupefacenti venivano messi a disposizione dei presenti per abbattere i freni inibitori e prolungare le pratiche sessuali collettive in un consumo incontrollato.
La confessione davanti all’autorità giudiziaria e la diffusione nella Capitale
Sottoposto all’interrogatorio durante l’udienza di convalida del fermo, l’indagato ha scelto di rendere una dettagliata testimonianza davanti al magistrato, ripercorrendo la propria storia di dipendenza chimica. L’uomo ha riferito dei difficili percorsi di disintossicazione e della prolungata fase di astinenza che gli aveva permesso di mantenere una regolare condotta professionale e privata, bruscamente interrotta da una recente ricaduta. Il ricercatore ha spiegato di essere scivolato nuovamente nella spirale delle sostanze e di essere passato dall’uso delle metanfetamine convenzionali a quello della micidiale droga della scimmia, confermando l’organizzazione degli appuntamenti intimi nella propria dimora e descrivendo l’impotenza psicologica di fronte al riacutizzarsi di un disturbo che ha compromesso la propria carriera accademica e la libertà personale.
L’episodio riaccende l’attenzione sull’espansione del fenomeno del chemsex nel tessuto urbano di Roma, una realtà consumata tra le mura di case private insospettabili che coinvolge trasversalmente diversi ceti e fasce d’età. L’ingresso sul mercato clandestino di droghe sintetiche economiche ma ad altissima pericolosità come la Monkey Dust costituisce una severa emergenza sociosanitaria e giudiziaria, poiché la combinazione tra sostanze psicostimolanti, pratiche sessuali estreme e isolamento genera vulnerabilità ed espone al rischio di overdose fatali, patologie trasmissibili e crolli psicotici irreversibili.
A cura della redazione
Leggi anche: Organi di ricambio e cloni: inizia l’era della post-umanità