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Firenze, salma scambiata e cremata per errore: funerale annullato

Il feretro dell'anziano finisce per errore al tempio crematorio mentre i parenti lo attendono in chiesa: aperta un'inchiesta interna a Palazzo Vecchio

by Davide Cannata
Funerale ph Pexels

Una mattinata concepita per raccogliersi nel dolore del commiato si è trasformata in un dramma giudiziario e umano per la famiglia di Leonardo Bonazzi, pensionato fiorentino di 87 anni deceduto nei primi giorni di settembre. Mentre i presenti cominciavano ad affollare la chiesa di San Francesco e Santa Chiara a Montughi per l’estremo saluto, il figlio dell’anziano, Bernardo Bonazzi, è stato raggiunto da una convocazione urgente e improvvisa presso la sede dell’arciconfraternita della Fratellanza Militare in piazza Santa Maria Novella. A soli dieci minuti dall’inizio del rito funebre, le esequie sono state bruscamente interrotte dalla notizia più inattesa: la salma dell’uomo non si trovava più nelle camere ardenti perché era stata oggetto di uno scambio di salme all’obitorio con quella di una donna, venendo già inviata al forno crematorio.

Lo scambio di salma all’ospedale di Careggi e l’errore al Tempio Crematorio di Trespiano

All’origine dell’accaduto vi è un gravissimo malfunzionamento delle procedure di custodia e di riconoscimento dei defunti all’interno dell’obitorio dell’ospedale di Careggi. Stando alla ricostruzione dei fatti, le spoglie dell’ottantasettenne sono state confuse con quelle di una donna deceduta, programmata anch’essa per i funerali in quel periodo. Invece di restare nella stanza allestita per la veglia e per la successiva inumazione richiesta dai familiari, il feretro dell’uomo è stato inserito nel tragitto funerario previsto per l’altra defunta. La bara è giunta così al Tempio Crematorio di Trespiano, dove gli operatori hanno proceduto all’incenerimento dando per scontata la corrispondenza tra i documenti di trasporto e il corpo contenuto nella cassa. Quando la situazione è emersa, il processo era ormai irreversibile: le ceneri dell’anziano riposavano già all’interno di un’urna cineraria recante le generalità della donna, la cui salma giaceva ancora nell’obitorio in attesa di una cremazione mai avvenuta.

Il dolore dei familiari e l’azione legale affidata all’avvocato Alfonso De Lauri

Lo sconcerto iniziale ha lasciato rapidamente spazio all’angoscia per un lutto reso ancora più straziante dall’impossibilità di celebrare i riti dell’addio. Il figlio Bernardo Bonazzi ha manifestato pubblicamente la propria desolazione per non aver potuto rivedere il padre un’ultima volta e garantirgli una degna sepoltura cristiana, esprimendo al contempo profonda solidarietà verso i congiunti dell’altra defunta, trovatisi inconsapevolmente custodi delle ceneri di un estraneo. A rendere il quadro ancor più inaccettabile si sono sommate ulteriori negligenze documentali: i parenti hanno rilevato errori perfino sull’attestato di morte redatto dalle autorità sanitarie, dove era stata registrata una data di decesso errata rispetto a quella reale. Davanti a questa serie di disattenzioni culminata nella distruzione della salma, i familiari hanno allertato i carabinieri e i servizi cimiteriali del Comune di Firenze per impedire che l’accaduto resti impunito.

Per accertare ogni profilo di responsabilità e ottenere giustizia, il figlio, la nuora e il nipote di Leonardo Bonazzi hanno conferito mandato all’avvocato Alfonso De Lauri, incaricato di promuovere azioni giudiziarie sia sul fronte civile che penale. Il legale ha subito avviato l’acquisizione di tutti gli atti presso gli uffici del Comune di Firenze e le imprese di onoranze funebri coinvolte nella filiera del trasporto e della preparazione delle salme. Il difensore ha evidenziato l’eccezionalità e l’assoluta gravità del caso, rimarcando come la giurisprudenza italiana fatichi a rintracciare precedenti analoghi per una violazione tanto profonda dei doveri di pietà verso i defunti e di custodia dei corpi. L’azione giudiziaria punta ad accertare la mancata esecuzione dei controlli minimi di identità che avrebbero dovuto precedere la chiusura del feretro, il rilascio del nulla osta e l’ingresso all’impianto di cremazione.

Il caso politico a Palazzo Vecchio e i primi provvedimenti disciplinari

La vicenda ha rapidamente oltrepassato i confini della cronaca locale per trasformarsi in uno scontro politico nel Salone de’ Dugento. Dai banchi dell’opposizione, il capogruppo di Forza Italia Alberto Locchi ha presentato un’interrogazione urgente sollecitando spiegazioni perentorie all’amministrazione comunale e affermando che l’incenerimento di un feretro scambiato «non può essere liquidato come una semplice svista, ma rappresenta una ferita inaccettabile che richiede l’individuazione puntuale di ogni falla organizzativa». La risposta della giunta è arrivata dall’assessore ai servizi cimiteriali Dario Danti, il quale ha formalizzato l’apertura di un’indagine interna per ricostruire la catena di custodia e le competenze dei diversi soggetti, ammettendo che, oltre all’errore materiale commesso dalle onoranze funebri, sono mancati i doverosi controlli da parte del personale preposto alla sorveglianza delle Cappelle del Commiato. Come primo riscontro disciplinare, Palazzo Vecchio ha individuato un dipendente comunale ritenuto responsabile di condotte superficiali durante le verifiche d’ufficio, disponendone il sollecito allontanamento dall’obitorio e il trasferimento ad altro incarico in attesa delle conclusioni degli accertamenti formali.

A cura della redazione

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