Una sequenza inarrestabile di vetrate in frantumi, casseforti automatiche forzate e negozi devastati testimonia una vicenda dai contorni surreali verificatasi a Milano, dove l’estate si è trasformata in un incubo senza sosta per una catena di lavanderie self-service. La rete commerciale è stata bersagliata da venti assalti nel giro di appena sessanta giorni: tra l’inizio di luglio e i primi giorni di settembre, un singolo incursore ha operato con frequenza pressoché giornaliera, palesando una totale indifferenza sia verso gli impianti di videosorveglianza sia verso i continui provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria.
La sfrontatezza dei colpi in pieno giorno contro quattro negozi a Milano
A colpire maggiormente nello svolgimento dei fatti è la sfacciata arroganza del ladro, che non si è affatto limitato a compiere le proprie scorrerie nelle ore notturne, quando le strade si svuotano e l’oscurità offre una naturale copertura. Numerosi blitz sono stati invece portati a termine in pieno giorno, senza alcun timore per il transito dei passanti o per il possibile sopraggiungere dei clienti. Sugli otto punti vendita totali gestiti dal gruppo societario nel capoluogo lombardo, l’uomo ha concentrato le proprie mire su quattro negozi, trasformati in bersagli privilegiati e vandalizzati ciclicamente a turno.
Le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso hanno documentato ogni fase delle incursioni: il malvivente accede alle strutture forzando le entrate, raggiunge senza indugio le postazioni di pagamento e opera con una sicurezza disarmante, quasi considerasse quegli spazi alla stregua di un bancomat personale accessibile in qualsiasi istante.
Il bilancio economico tra oltre 15.000 euro di danni e un bottino irrisorio
Accanto alla preoccupazione per la sicurezza pubblica spicca un vistoso paradosso economico, frequente nelle aggressioni ai danni delle attività di quartiere. Il contante materialmente sottratto da gettoniere e casse automatiche supera di poco più di 2.500 euro complessivi, un importo modesto se diluito lungo l’arco dei venti assalti, pari a una media di circa 125 euro a colpo.
A dispetto del magro bottino intascato dall’intruso, il danno sopportato dall’imprenditore è sproporzionato ed enorme, con perizie tecniche che attestano oltre 15.000 euro di distruzioni materiali complessive. La scia dei danneggiamenti annovera porte d’ingresso scardinate, vetrate mandate in frantumi, quadri comandi divelti e meccanismi di cassa irrimediabilmente compromessi. Su questo disastroso quadro gravano inoltre gli esborsi per le riparazioni urgenti, la sospensione forzata del servizio offerto alla clientela e la vertiginosa impennata delle tariffe assicurative e dei costi di vigilanza.
Le ordinanze disattese nel Comune di Milano e la vulnerabilità dei negozi automatizzati
L’amarezza manifestata dall’amministratore della catena, Antonio Magni, non chiama in causa l’operato delle forze dell’ordine, che sono riuscite a individuare, bloccare e arrestare il malvivente per due volte, bensì scaturisce dagli esiti giudiziari successivi alla convalida del fermo. Dopo il primo arresto, all’indagato era stata inflitta la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, una disposizione ignorata all’istante senza alcun rallentamento della condotta predatoria. In seguito al secondo arresto, il magistrato ha poi ordinato il divieto di dimora nel territorio del Comune di Milano. Nemmeno questa prescrizione è valsa come deterrente: a meno di ventiquattr’ore dalla notifica dell’ordinanza e dalla remissione in libertà, l’incursore si è ripresentato puntualmente in uno dei punti vendita del gruppo per commettere l’ennesima spaccata, trasformando le garanzie normative in una beffa sconfortante per chi fa impresa.
Quanto accaduto accende i riflettori sulla vulnerabilità delle attività commerciali senza presidio umano, una tipologia di impresa sempre più diffusa nel tessuto metropolitano. Le lavanderie automatiche a gettoni fondano infatti la loro redditività sull’orario esteso, sull’automazione e sull’accesso continuativo da parte dei clienti, fattori che tuttavia le espongono alla microcriminalità seriale, soprattutto laddove manchino deterrenti fisici massicci o una sorveglianza attiva costante. Nel momento in cui una simile recidiva sistematica si scontra con le maglie larghe delle misure cautelari non detentive, tra gli esercenti si diffonde un senso profondo di solitudine e impotenza, vedendosi costretti a subire il costo materiale dei continui danneggiamenti a fronte dell’inefficacia pratica di ordinanze che, prive di una reale coercizione immediata, lasciano gli operatori economici in balia degli stessi aggressori il giorno successivo al loro arresto.
A cura della redazione
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