L’uso della biometria e dei sistemi basati sull’intelligenza artificiale è diventato uno strumento centrale per governi ed eserciti nel controllo del territorio e delle persone. Come riportato da La Sintesi, almeno 150 Paesi nel mondo utilizzano tecnologie di riconoscimento facciale per indagini, sorveglianza e sicurezza, con approcci normativi molto diversi tra loro.
Stati Uniti e potenza dei dati
Negli Stati Uniti operano alcune delle aziende più avanzate del settore. Tra queste spicca Clearview AI, considerata una delle realtà più evolute nella identificazione facciale, grazie a un database composto da miliardi di immagini che permette confronti rapidi ed efficaci. Accanto a essa si distingue anche Palantir, fondata da Peter Thiel, partner tecnologico del Dipartimento della Difesa e di diverse agenzie federali. In questo contesto, il riconoscimento facciale rappresenta *l’occhio del sistema*, mentre l’analisi dei dati diventa *la mente capace di collegare informazioni e individuare schemi*.
Il modello cinese e Skynet
La Cina rappresenta il caso più estremo di sorveglianza su larga scala. Il sistema Skynet conta oltre 600 milioni di telecamere distribuite nel Paese, soprattutto nelle aree urbane più densamente popolate. Le tecnologie non si limitano al riconoscimento dei volti, ma analizzano in tempo reale movimenti, caratteristiche fisiche, abbigliamento e comportamenti. Secondo le autorità, il sistema raggiunge una precisione del 99,8 per cento e integra i dati raccolti con altre informazioni digitali, consentendo di ricostruire spostamenti e attività delle persone monitorate.
Russia e Israele tra controllo e polemiche
Anche la Russia ha sviluppato strumenti avanzati come FindFace, attivo dal 2016 e considerato uno dei sistemi più invasivi. La piattaforma analizza migliaia di flussi video simultaneamente, riconosce volti, monitora movimenti e traccia percorsi, estendendo il controllo anche ai veicoli. In Israele, invece, il sistema Blue Wolf è utilizzato nei territori della Cisgiordania: tramite smartphone, i militari scattano foto che vengono confrontate con un database biometrico. Il risultato viene classificato con colori: *verde per situazioni non problematiche, giallo per verifiche, rosso per potenziali rischi*. Questo sistema ha sollevato forti critiche sul piano dei diritti civili e della privacy.
L’Europa tra regole e diritti
A differenza di altri contesti globali, l’Europa mantiene un approccio più restrittivo. Le normative impongono limiti severi all’utilizzo delle tecnologie biometriche, cercando di bilanciare innovazione e tutela delle libertà individuali. Tuttavia, la diffusione crescente di questi strumenti solleva interrogativi sempre più urgenti. Da un lato, governi e forze dell’ordine evidenziano l’efficacia nella prevenzione dei reati; dall’altro, esperti e associazioni sottolineano i rischi legati a controlli pervasivi e raccolta massiva di dati personali. Il confronto tra sicurezza e diritti appare destinato a intensificarsi in un contesto globale sempre più complesso.
A cura di Viola Bianchi
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